Varie

partenza

Sono dieci anni ormai che voglio fare questo viaggio, ci sono state di mezzo anche due tesi sull’Africa e io sono sempre rimasta al di qua del Sahara, quest’anno mia sorella faceva un anno di servizio civile in Mali…Insomma, era veramente ora di andare.

Allora ci provo, per mesi penso a quale sarebbe il periodo migliore e cerco un biglietto per le mie tasche. Il periodo migliore sarebbe in inverno, ma io lavoro e un biglietto low cost per la mia destinazione non è mai esistito. Non importa, si continua a cercare. Passano i mesi e arriva l’estate, in Africa caldo e stagione delle piogge e della malaria, per me fine anno scolastico ed esami di maturità, con lo stress aggiuntivo di essere ormai stanchissima e di non sapere ancora dove e se andrò in vacanza.

Ultimo giorno di orale, ultimo tentativo in agenzia. Un sacco di soldi, ma in fin dei conti è per realizzare un sogno. Vado a comprare il biglietto e dalla sera alla mattina è aumentato di 100 euro, pur essendo stato prenotato e quindi fermato. A questo punto mi arrabbio, ma l’impiegata non ci può fare niente, sono tasse che ogni tanto vengono aggiunte. “Ogni tanto”, non “giusto oggi”! Fa un ultimo tentativo per trovare un volo più economico, e

- Ci sarebbe un volo Afriqiyah, con scalo a Tripoli e scalo tecnico a Ouaga (Ouagadougou, capitale del Burkina Faso), che parte da Roma.

- Interessante, mi costa poco più della metà!

- Sì, però parti e torni a Roma.

- Beh, quello non è un grosso problema. Però aspetta, io ho il visto di Israele sul passaporto.

- ?!?!??!

- Con il visto di Israele non si può entrare in Libia.

- Devi chiamare il consolato.

- Va bene, ma puoi fermare la prenotazione intanto?

- No, perchè in internet in questo momento non va, ho chiamato l’ufficio ma riaprono tra mezz’ora e noi adesso andiamo in pausa pranzo. Se vuoi passare tra due ore…

( Ok, e io faccio la marionetta…)

- Allora, me ne vado a casa e chiamo il consolato e poi vi richiamo per sapere se avete potuto fermare il volo ( e poi vado al lavoro. Anche oggi salto del pranzo, evviva lo sport!)

- Ok.

Torno a casa, chiamo a Milano e mi dicono di chiamare al mattino a Roma, chiamo l’agenzia e per fortuna hanno fermato il volo, chiamo l’agenzia per il visto – fare tutte e due le cose evidentemente è troppo per una sola – e non sanno nulla riguardo al mio timbro malefico, quindi devo aspettare domani, ma devo anche muovermi perchè per il rilascio ci possono volere 20 giorni e io ne ho a disposizione 19.

14 luglio.

- Pronto, buongiorno, avrei bisogno di un’informazione. Con il visto di Israele sul passaporto non si può entrare in Libia, giusto?

- Giusto.

- Ma se io faccio solo scalo?

- Mumble mumble.

- Voglio dire, io non entro in territorio libico, io sto in aeroporto e riparto.

- Quindi teoricamente non dovrebbero esserci problemi.

- Come “teoricamente”?

- Non credo.

- Dunque NO.

- Guardi, sarebbe meglio che chiamasse in aeroporto a Tripoli.

( Sì, ottima idea, e magari mi faccio anche passare uno ad uno tutti gli impiegati che controllano i passaporti!)

- Senta, ma il consolato siete voi…

- Non credo ci siano problemi, no.

- Grazie, buona giornata.

- Arrivederci.

Prendo l’autobus al volo, compro il biglietto, faccio delle orripilanti fototessere alla macchinetta della stazione e le porto all’agenzia visti, esco e respiro. Non mi sembra vero. Un attimo. Bisogna vedere se mi rilasciano il visto in tempo.

Dopo appena una settimana mi chiamano. Tanto valeva che mi facessi un passaporto nuovo!

- Passato tutto questo trambusto DEVO arrivarci, in Mali, se mi fermano in Libia è veramente una beffa.

- Hai ragione. – Quella che parla qui è Viviana, la mia compagna di stanza a Tunisi, che non vedevo da due anni e che sono venuta a trovare approfittando del volo da Roma. Ho passato tre bellissimi giorni con lei, ma ve li racconto un’altra volta. Cosa? Quando sono stata in Tunisia? Eh, anche quella è un’altra bella storia…

Prendo il treno per Roma da una piccola stazione vicino a Formia sulle 8 e mezza di mattina, arrivo alla stazione Termini, seguendo le indicazioni di Viviana mi avvio fiduciosa verso il binario 26, una specie di binario fantasma tipo quello di Harry Potter per prendere il treno per la scuola di magia, cammina cammina assieme a tanta gente con valigie e bagagli vari. Navetta per l’aeroporto. Scendo, faccio appena due passi col mio zaino in spalla e saluto Maite. Mi guarda e scoppiamo a ridere. Troppo incredibile: io in anticipo, lei ha appena perso la navetta per il centro, io che vado in Africa partendo da una città che non è la mia fatalità lo stesso giorno in cui lei viene in vacanza dalla Spagna. D’obbligo la foto assieme o quando poi lo racconteremo non ci crederà nessuno. Un bacio, lasciami il numero che se mi rispediscono come pacco postale dalla Libia ti chiamo, vedrai che non succederà, dai a presto e ognuna continua il suo viaggio.

 

 

lezioni di geografia

Parlando con una cooperante francese in Mali:

-         Ma come, in Italia non sanno dov’è il Mali?

-         No.

-         Eppure Bamako è conosciuta!

-         Insomma, forse in Francia perché è un’ex-colonia.

-         Forse…

Infatti qualche mese fa, in battello tornando da scuola, stralcio di conversazione tra colleghe:

-         Quest’anno col mio ragazzo pensavamo di fare la Toscana in bicicletta, ci andiamo spesso ultimamente, è la nostra regione preferita.

-         Bella la Toscana! Con le colline, Firenze, Siena…

-         Sì, è davvero molto bella.

-         Io invece vado ogni anno nella casa “storica” della mia famiglia, in Puglia, sul mare.

-         Wow, fantastico il mare al sud!

-         Eh sì, e poi mi piace proprio ritrovare tutti i miei parenti, ci vediamo talmente poco il resto dell’anno che è sempre una grande festa.

-         E tu che fai quest’estate?

-         Ancora non lo so, ma vorrei andare a trovare mia sorella che sta facendo servizio civile in Mali.

-         Dov’è?

-         ( Ecco, il solito errore madornale, perché non ho detto “in Africa”? A parte che tanto poi mi chiedevano “in Africa dove?” Ma perché non sono brava a fare i disegnetti?) E’ quello stato a forma di farfalla sotto l’Algeria, che non tocca il mare. Confina anche col Senegal. Quindi partendo dal Senegal verso l’interno, un po’ più su, infatti c’è anche un pezzo di Sahara.

-         Ah, vicino al Senegal, allora ho capito!

-         (Sicura?)

Ok, no sono mai stata brava a dare indicazioni, a volte qualcuno è riuscito a perdersi per arrivare a casa mia, seguendole…Figuriamoci a spiegare dov’è il Mali! Che l’impiegato di un’agenzia di viaggi mi scambiasse Dakar con la capitale del Cameroun però non me l’aspettavo!

 

Questa è la nebulosa idea degli italiani, ma è giusto sentire anche la controparte, perché noi in fin dei conti siamo convinti che anche l’Italia bene o male tutti sappiano dov’è…

-         Ma quanto è lontana l’Italia? Tu da dove hai preso l’aereo?

-         Da Roma, poi sono arrivata a Tripoli, ho fatto scalo a Ouaga, e poi sono arrivata a Bamako.

-         Ah, giusto, perché la Libia  vicino all’Italia, no?

-         Sì, beh, è dall’altra parte del mare.

-         Come “dall’altra parte del mare”?

-         Da una parte del Mediterraneo c’è l’Italia, dall’altra la Libia.

-         Quindi sono vicine! Ecco perché sembri libica, gli italiani sono anche un po’ arabi!

-         Mmh, se lo dici tu…

-         Sì, come gli spagnoli, che sono vicini al Marocco. Gli italiani assomigliano anche agli spagnoli, sono allegri come loro.

-         Questo sì.

-         E’ perché l’Italia da questa parte confina con la Libia e dall’altra con la Spagna.

-         Veramente tra l’Italia e la Spagna c’è la Francia.

-         Ah sì, c’è anche la Francia…

 

Direi che siamo pari.

autobus 2

- Anche stavolta una carretta!
- Non guardare me eh!
- Ma secondo te arriviamo?
- Sì, dai…
- Quando?
In barba alle più nere previsioni, la buona vecchia ACTV ci ha portati anche stavolta a destinazione entro i tempi stabiliti. Dobbiamo andare alla Giudecca. Prendiamo il 2, giro per il Tronchetto, una buona mezz’oretta panoramica e poggio i piedi per la prima volta nella mia vita ( ebbene sì, c’è sempre una prima volta…) sull’isola veneziana. Avvisto subito il mio amico, che mi aveva invitata di nuovo ad un concerto a sorpresa, visto che non si ricordava nemmeno il programma.
- Manca un quarto e ancora non si vedono.
- Chi è che suona, a proposito?
- Un’orchestra del New England. Mi pare che cantino, anche.
- Bene dai, chissà che arrivino.
Pochi minuti dopo finalmente i musicisti danno notizie avvisando che hanno perso il battello e prenderanno il prossimo. Inizieranno praticamente sulle nove e mezza.
La prendiamo con filosofia e decidiamo di farci un giro per la Giudecca. Chiedo consiglio al mio amico veneziano.
- Un po’ avanti per di qua, un po’ avanti per di là, dove altro vorresti andare?
(Effettivamente…)
- Ma c’è qualcosa da vedere, a parte la chiesa del Redentore dove fanno il concerto?
- …
- Ok, dai, ci vediamo dopo.
Cammina cammina da una parte, cammina cammina dall’altra, ammirando la bellissima Venezia all’ora del tramonto, quando nel giro di poche manciate di minuti il sole si spegne sull’acqua e si accendono le luci di lampioni e palazzi antichi. Spettacolare.
Torniamo e ci sediamo sugli scalini fuori dalla chiesa, ascoltando i discorsi degli altri futuri spettatori, tutti stranieri, due americani di cui una donna in sari e gli immancabili asiatici non meglio identificati, tra cui ovviamente dei musicisti che hanno studiato in Germania.
Entriamo e ci appostiamo, mentre l’orchestra fa lo stesso.
La direttrice è un mito: una vecchietta gobba di circa 120 anni insaccata in un abito da sera nero, che parla almeno dieci minuti abbondanti per presentare ogni canzone e i solisti che la interpreteranno. Il tutto senza microfono! Durante la prima esecuzione ci sono due trombettisti messicani, padre e figlio, bravissimi. Poi quattro violinisti tra cui una russa e uno dal sud-est asiatico, non ricordo di preciso il Paese, altrettanto virtuosi. Con emozione la vecchietta ha presentato la nipote diciottenne, soprano, e poi c’è stato di nuovo un brano in cui solista era il trombettista messicano figlio.
Alla fine dell’esecuzione, mi pare fosse un Vivaldi, il ragazzotto inizia a parlare in quello che chiaramente è un “fuori programma”. Anche gli altri musicisti lo guardano incuriositi, girandosi da uan parte e dall’altra per capire se qualcuno lo sapeva. Ringrazia tutti i presenti per essere lì, si dice onorato di suonare a Venezia, e vuole approfittare dell’occasione per ( e qui ci sarebbe stato benissimo un rullo di tamburi) chiamare la sua ragazza (il violino russo, immensa), togliere dalla tasca interna della giacca una scatolina dalla forma inequivocabile, inginocchiarsi e…fare la sua proposta di matrimonio tra la sopresa generale!!!
Pazzesco, ci guardiamo, applaudiamo e ancora sbalorditi ascoltiamo il brano successivo prima di dovercene andare. Usciamo pensando al messicano che chiede alla russa di sposarlo a Venezia, città degli innamorati per eccellenza, e saliamo sul battello per il ritorno.
Passiamo due fermate e ci avviciniamo alla penultima, quando comincia lo show:
- Vardime! Dai, basta pianser!
( Bambina che continua imperterrita a piangere fortissimo).
- Sappio! A mi no me piase quei che risponde indrio! Vardime!
( Nessun cambiamento apprezzabile).
- Vardime te go ditto! No va miga ben cussì! E sappio, SAPPIO! Che se ti va vanti cussì te finissi dritta dritta da to pare! VARDIME!!!
 ( Come sopra).
- Finissia! VARDIME!
Dopo aver assistito in diretta a questo dramma familiare, scendiamo. Ci guardiamo e esclamiamo all’unisono: – VARDIME! Scoppiando in una sonore risata!
E ancora dobbiamo prendere l’autobus!