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	<title>Marteago.com - Blog e Forum di Martellago</title>
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	<description>Il Blog di Martellago</description>
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		<title>Ciao</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 13:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariellan85</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao, provo subito questo nuovo blog !]]></description>
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		<title>arrivo</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ circa l’una di notte quando esco dal piccolo aeroporto di Bamako, nella calda aria notturna. Nulla a che vedere con le scene poetiche dei film in cui qualcuno realizza il sogno di una vita. Dovrebbe sì esserci mia sorella a riabbracciarmi, invece mi assalgono innumerevoli voci: “Taxi, Madam? Téléphone, Madame?” Mi guardo attorno e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ circa l’una di notte quando esco dal piccolo aeroporto di Bamako, nella calda aria notturna. Nulla a che vedere con le scene poetiche dei film in cui qualcuno realizza il sogno di una vita. Dovrebbe sì esserci mia sorella a riabbracciarmi, invece mi assalgono innumerevoli voci: “Taxi, Madam? Téléphone, Madame?” Mi guardo attorno e pian piano focalizzo un nutrito gruppo di ragazzi che mi assedia.</p>
<p>Dopo un attimo di stordimento rispondo di no, grazie, che non mi serve niente. Pessima scelta, avrei fatto meglio a far finta di non capire. Ripartono alla carica tutti assieme, è davvero qualcosa che mi fa saltare i nervi nel giro di 30 secondi, ma tanto è inutile, come avrò occasione di comprovare innumerevoli volte qui in Africa. Faccio il giro dello spiazzo, nel nero imperante il volto di mia sorella sarebbe una lampadina, facile da individuare. Se ci fosse.</p>
<p>Mi siedo un attimo, appoggio lo zaino, ed eccoli che tornano alla carica: “ Chi cerca? La aiuto io! Come si chiama?” Non posso fare a meno di ridere data l’assurdità della domanda, come se, una volta che gli avessi detto come si chiama mia sorella, lui fosse veramente in grado di fare in modo che si materializzi davanti ai miei occhi. Inizio a maledire la mia poca accortezza: ho solo un numero di telefono, né un indirizzo né altro. Almeno dovessi andare ad un hotel avrei qualche speranza, ma staremo a casa di un’amica. Nessuna risposta al mio messaggio, rimango stranamente calma anche quando mi accorgo che non riesco a chiamare.</p>
<p>Mi siedo per terra e sto lì, lasciando  vagare il mio sguardo curioso. Mi sento chiamare, è mia sorella con la sua amica olandese pazza furiosa, che si addossa candidamente la colpa dicendo:</p>
<p>-         Ero sicura che saresti arrivata verso le 4 del mattino, non ho mai sentito dire da nessuno che i voli della tua compagnia arrivano in orario.</p>
<p>Mi pareva di essere ad una rappresentazione del teatro dell’assurdo. Volevo spaccarle la testa ma la stanchezza ha prevalso. Un sorriso e &#8211; Sì, tutto bene il viaggio.</p>
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		<title>scalo tecnico</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scalo “tecnico” significa che chi continua il viaggio rimane al suo posto: scendono solo i passeggeri che si fermano a Ouaga, salgono quelli della tratta Ouaga- Bamako, final destination. Dev’essere circa mezzanotte, sono abbastanza stanca. Mentre siamo fermi mi si avvicina uno steward libico, che comincia a parlarmi in inglese: - Ma il tuo amico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scalo “tecnico” significa che chi continua il viaggio rimane al suo posto: scendono solo i passeggeri che si fermano a Ouaga, salgono quelli della tratta Ouaga- Bamako, final destination. Dev’essere circa mezzanotte, sono abbastanza stanca. Mentre siamo fermi mi si avvicina uno steward libico, che comincia a parlarmi in inglese:</p>
<p>- Ma il tuo amico scende qui? &#8211; Il “mio amico” è un italiano appena conosciuto con cui mi son messa a chiacchierare, che mi raccontava del suo viaggio in Burkina. Il classico hippy italiano, di Brescia o Milano, già non ricordo, un viaggiatore incallito che lavora in banca. Avremo parlato ininterrottamente, e riso, mentre qualcuno magari voleva dormire, tra Tripoli e Ouaga. Sandali indiani, t-shirt e pantaloni sgargianti, al polso cuoio sudamericano. Dice che sono UGUALE IDENTICA ad una sua amica spagnola, solo forse un po’ più alta. Allora perché inizia con l’immancabile “Where are you from?” con inequivocabile accento italiano? Gli rispondo con un “ItAAlia” che non lascia adito a dubbi, dopo che in tre giorni ho preso della marocchina da un marocchino, della napoletana da un burkinabé e della spagnola da un italiano!</p>
<p>-         Sì. – Lo steward si sporge in avanti tra il corridoio e il mio sedile, che fortunatamente è il terzo da dove sta lui. Saremo rimasti in quattro passeggeri sull’aereo, gli altri tre sono lontani almeno di quattro o cinque file di sedili.</p>
<p>-         E tu continui da sola? – che poi in inglese non si capisce mai se ti danno del tu o del Lei.</p>
<p>-         Sì. – Risatine e commenti vari dei suoi colleghi alle nostre spalle, in arabo, non li capisco ma è evidente che stanno parlando di noi..</p>
<p>-         Che cosa fai in Mali? Viaggi da sola?</p>
<p>-         No, c’è mia sorella che mi viene a prendere all’aeroporto. Visito il Paese.</p>
<p>-         Ma non c’è niente da vedere in Mali. Dovresti venire in Libia!</p>
<p>-         Magari la prossima volta… &#8211; (O magari no…)</p>
<p>-         Sai, anche noi, voglio dire l’equipaggio, ci fermiamo a Bamako qualche giorno prima di ripartire. Sarebbe bello vederci. In che albergo alloggi?</p>
<p>-         Niente albergo, sto da un’amica di mia sorella.</p>
<p>-         Ci vorrebbe un numero di telefono…</p>
<p>-         Ma io ho solo quello italiano…</p>
<p>-         Neanche io ne ho uno maliano…</p>
<p>-         Peccato.</p>
<p>-         Eh, sì.</p>
<p>Molto prosaicamente devo fare la pipì, ma non ho nessuna voglia di sfilare davanti all’equipaggio per andare alla toilette. Certo che manca ancora a Bamako! Chissà che ripartiamo, non so che cosa continuiamo ad aspettare qui. Siamo solo tre donne, non è rassicurante: io e due tipe velate, un’araba e una maliana. E l’hostess nera, che non capisco se sia in combutta con gli altri, che penseranno che sono una “donnina allegra” come tutte le occidentali. Che nervi!</p>
<p>Finalmente mi raccapezzo con gli orari, anche se non mi tranquillizzo per niente. Salgono i nuovi passeggeri e l’equipaggio ha da fare. Si riprende il volo.</p>
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		<title>fermo-immagine Libia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terra arancio spento, cipressi, cespugli e palme che cercano di arrestare l’avanzata del deserto, case appiattite, sbiadite, bianco-rosato o bianco-grigiastro. Accanto a me viaggiano tre sorelline, la mamma e la nonna italiana che parla perfettamente arabo. La seconda, sul sedile vicino al mio, ha bellissimi boccoli corvini e profondi, occhi neri intelligenti. Guarda fuori mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Terra arancio spento, cipressi, cespugli e palme che cercano di arrestare l’avanzata del deserto, case appiattite, sbiadite, bianco-rosato o bianco-grigiastro. Accanto a me viaggiano tre sorelline, la mamma e la nonna italiana che parla perfettamente arabo. La seconda, sul sedile vicino al mio, ha bellissimi boccoli corvini e profondi, occhi neri intelligenti. Guarda fuori mentre stiamo atterrando, dice “Libia” e sorride. Dietro, il figlio del signore che ha telefonato ininterrottamente nelle mie orecchie per tre quarti d’ora gli chiede se la costa che si vede dal finestrino è l’Africa. Il padre conferma e il figlio di rimando:</p>
<p>-         Allora è questo “Togo”? Che bel mare!</p>
<p>Il padre spiega che si stanno avvicinando, ma “Togo” è più lontano.</p>
<p>-         Ma allora non è l’Africa!</p>
<p>-         Sì, è un altro Paese.</p>
<p>-         Dov’è la mia casa in questo Paese? Ma abita qui Gesù? (?!?!?!?!?)</p>
<p>I passeggeri sembrano trattenere il respiro. Atterriamo. Applauso. Le lingue si sciolgono, sollevate. Negli occhi di molti la felicità di chi torna a casa, con i vestiti della festa, le donne spesso abbigliate all’africana, gli uomini e i bambini in giacca e cravatta europee, quasi a voler esibire la ricchezza acquisita ( o solo mostrata perché la realtà è ben diversa) tramite questi status symbol.</p>
<p>In aeroporto ci fermano per i controlli relativi all’influenza suina. Controlli che si limitano alla compilazione di un foglio. Ma secondo voi alla domanda “Hai avuto la febbre negli ultimi giorni?” qualcuno ha risposto “Sì”?</p>
<p>Doppio controllo passaporto: sudo freddo e quasi non capisco quello che mi dice l’impiegato in inglese. Mi tremano le gambe, e invece è tutto a posto, mi augura addirittura in italiano “Buon viaggio, Anna!” Balbetto “Thank you” invece di “Shukran” e mi accascio su una sedia in sala d’attesa, attorniata da facce dalle più varie sfumature. Tra mezz’ora l’imbarco.</p>
<p>Sempre interessante sostare in aeroporto. E’ la prima volta che faccio scalo in Africa e mi piace molto questo coesistere di volti velati e non, di musiche, di vestiti occidentali e tradizionali, di religioni, di alfabeti e di linguaggi, mentre il Colonnello ci osserva altero da dietro gli occhiali scuri del suo ritratto (realismo socialista?)</p>
<p>Le partenza sono segnate alternativamente in grafia latina e araba. Sulla sinistra una piccola sala è adibita a moschea, scarpe fuori e uomini che si genuflettono dentro.</p>
<p>Un bianco scalzo scrive su un quaderno. Indossa una divertente maglia verde brillante con stampato un panda. Una signora africana con una gran parrucca di capelli ricci viaggia con due figli per mano e uno sulla schiena. Il maschietto urla isterico, la madre sembra ignorarlo. M’incuriosisce una ragazza velata tutta vestita di bianco, ma passo oltre, so quanto possono essere fastidiosi gli sguardi insistenti. Dietro di me quattro donne: due distese per terra, una con in braccio un neonato, le altre con due bimbi piccoli. Chissà da dove vengono, dove vanno, che lingua parlano.</p>
<p>Magicamente sul tabellone l’orario di imbarco del mio volo slitta in avanti di due ore. Dev’essere una questione di fuso orario ( il Mali è due ore indietro rispetto all’Italia, la Libia suppongo abbia la nostra stessa ora), ma non ne vengo a capo. Mi sa che è inutile chiedere lumi. Per fortuna il mal di testa che mi tormenta da due giorni mi sta concedendo una tregua. Sono stanca, vorrei lavarmi e mettermi dei vestiti belli e profumati. Ancora non ho ben capito quanto durerà il volo, come funziona uno “scalo tecnico” e se l’orario segnato sulla carta d’imbarco è quello di Tripoli o di Bamako. La mania occidentale di voler sempre essere sicuri di tutto! Mi basta salire su quell’aereo e giungere a destinazione, visto che finalmente so che ci arriverò.</p>
<p> </p>
<p>In aereo, ascoltando una telefonata in ottimo arabo, di un uomo con la pelle di due colori che ripete in continuazione “inchallah”. Mi sembra incredibile, ho passato indenne tutti i controlli e ci siamo: sono in Maghreb e vado in Africa nera, è un sogno che si realizza.Posto finestrino e tre sedili a disposizione perché l’aereo non è pieno. Ce l’ha fatta anche un ragazzo del Burkina appena conosciuto che abita a Meolo e che aveva perso la carta d’imbarco. Si è pure portato appresso una bottiglia d’acqua, in barba a tutte le leggi antiterrorismo dell’Occidente. Comincio davvero a sentirmi in Africa, a rilasciare la tensione nervosa.</p>
<p>Il sole sta scendendo sull’aeroporto di Tripoli, decolleremo al tramonto.</p>
<p>Terracotta sempre più lontana, prima divisa in appezzamenti che non si possono definire campi, poi un villaggio ogni tanto e poi dalla geometria passiamo alle onde concentriche del deserto, grigiofumo. Alcuni rilievi, qualche pista, letti di fiumi, dune. A sinistra le stelle, a destra la luminosità di un sole che continua ad accompagnarmi.</p>
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		<title>partenza</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 12:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono dieci anni ormai che voglio fare questo viaggio, ci sono state di mezzo anche due tesi sull&#8217;Africa e io sono sempre rimasta al di qua del Sahara, quest&#8217;anno mia sorella faceva un anno di servizio civile in Mali&#8230;Insomma, era veramente ora di andare. Allora ci provo, per mesi penso a quale sarebbe il periodo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Sono dieci anni ormai che voglio fare questo viaggio, ci sono state di mezzo anche due tesi sull&#8217;Africa e io sono sempre rimasta al di qua del Sahara, quest&#8217;anno mia sorella faceva un anno di servizio civile in Mali&#8230;Insomma, era veramente ora di andare.</p>
<p>Allora ci provo, per mesi penso a quale sarebbe il periodo migliore e cerco un biglietto per le mie tasche. Il periodo migliore sarebbe in inverno, ma io lavoro e un biglietto low cost per la mia destinazione non è mai esistito. Non importa, si continua a cercare. Passano i mesi e arriva l&#8217;estate, in Africa caldo e stagione delle piogge e della malaria, per me fine anno scolastico ed esami di maturità, con lo stress aggiuntivo di essere ormai stanchissima e di non sapere ancora dove e se andrò in vacanza.</p>
<p>Ultimo giorno di orale, ultimo tentativo in agenzia. Un sacco di soldi, ma in fin dei conti è per realizzare un sogno. Vado a comprare il biglietto e dalla sera alla mattina è aumentato di 100 euro, pur essendo stato prenotato e quindi fermato. A questo punto mi arrabbio, ma l&#8217;impiegata non ci può fare niente, sono tasse che ogni tanto vengono aggiunte. &#8220;Ogni tanto&#8221;, non &#8220;giusto oggi&#8221;! Fa un ultimo tentativo per trovare un volo più economico, e</p>
<p>- Ci sarebbe un volo Afriqiyah, con scalo a Tripoli e scalo tecnico a Ouaga (Ouagadougou, capitale del Burkina Faso), che parte da Roma.</p>
<p>- Interessante, mi costa poco più della metà!</p>
<p>- Sì, però parti e torni a Roma.</p>
<p>- Beh, quello non è un grosso problema. Però aspetta, io ho il visto di Israele sul passaporto.</p>
<p>- ?!?!??!</p>
<p>- Con il visto di Israele non si può entrare in Libia.</p>
<p>- Devi chiamare il consolato.</p>
<p>- Va bene, ma puoi fermare la prenotazione intanto?</p>
<p>- No, perchè in internet in questo momento non va, ho chiamato l&#8217;ufficio ma riaprono tra mezz&#8217;ora e noi adesso andiamo in pausa pranzo. Se vuoi passare tra due ore&#8230;</p>
<p>( Ok, e io faccio la marionetta&#8230;)</p>
<p>- Allora, me ne vado a casa e chiamo il consolato e poi vi richiamo per sapere se avete potuto fermare il volo ( e poi vado al lavoro. Anche oggi salto del pranzo, evviva lo sport!)</p>
<p>- Ok.</p>
<p>Torno a casa, chiamo a Milano e mi dicono di chiamare al mattino a Roma, chiamo l&#8217;agenzia e per fortuna hanno fermato il volo, chiamo l&#8217;agenzia per il visto &#8211; fare tutte e due le cose evidentemente è troppo per una sola &#8211; e non sanno nulla riguardo al mio timbro malefico, quindi devo aspettare domani, ma devo anche muovermi perchè per il rilascio ci possono volere 20 giorni e io ne ho a disposizione 19.</p>
<p>14 luglio.</p>
<p>- Pronto, buongiorno, avrei bisogno di un&#8217;informazione. Con il visto di Israele sul passaporto non si può entrare in Libia, giusto?</p>
<p>- Giusto.</p>
<p>- Ma se io faccio solo scalo?</p>
<p>- Mumble mumble.</p>
<p>- Voglio dire, io non entro in territorio libico, io sto in aeroporto e riparto.</p>
<p>- Quindi teoricamente non dovrebbero esserci problemi.</p>
<p>- Come &#8220;teoricamente&#8221;?</p>
<p>- Non credo.</p>
<p>- Dunque NO.</p>
<p>- Guardi, sarebbe meglio che chiamasse in aeroporto a Tripoli.</p>
<p>( Sì, ottima idea, e magari mi faccio anche passare uno ad uno tutti gli impiegati che controllano i passaporti!)</p>
<p>- Senta, ma il consolato siete voi&#8230;</p>
<p>- Non credo ci siano problemi, no.</p>
<p>- Grazie, buona giornata.</p>
<p>- Arrivederci.</p>
<p>Prendo l&#8217;autobus al volo, compro il biglietto, faccio delle orripilanti fototessere alla macchinetta della stazione e le porto all&#8217;agenzia visti, esco e respiro. Non mi sembra vero. Un attimo. Bisogna vedere se mi rilasciano il visto in tempo.</p>
<p>Dopo appena una settimana mi chiamano. Tanto valeva che mi facessi un passaporto nuovo!</p>
<p>- Passato tutto questo trambusto DEVO arrivarci, in Mali, se mi fermano in Libia è veramente una beffa.</p>
<p>- Hai ragione. &#8211; Quella che parla qui è Viviana, la mia compagna di stanza a Tunisi, che non vedevo da due anni e che sono venuta a trovare approfittando del volo da Roma. Ho passato tre bellissimi giorni con lei, ma ve li racconto un&#8217;altra volta. Cosa? Quando sono stata in Tunisia? Eh, anche quella è un&#8217;altra bella storia&#8230;</p>
<p>Prendo il treno per Roma da una piccola stazione vicino a Formia sulle 8 e mezza di mattina, arrivo alla stazione Termini, seguendo le indicazioni di Viviana mi avvio fiduciosa verso il binario 26, una specie di binario fantasma tipo quello di Harry Potter per prendere il treno per la scuola di magia, cammina cammina assieme a tanta gente con valigie e bagagli vari. Navetta per l&#8217;aeroporto. Scendo, faccio appena due passi col mio zaino in spalla e saluto Maite. Mi guarda e scoppiamo a ridere. Troppo incredibile: io in anticipo, lei ha appena perso la navetta per il centro, io che vado in Africa partendo da una città che non è la mia fatalità lo stesso giorno in cui lei viene in vacanza dalla Spagna. D&#8217;obbligo la foto assieme o quando poi lo racconteremo non ci crederà nessuno. Un bacio, lasciami il numero che se mi rispediscono come pacco postale dalla Libia ti chiamo, vedrai che non succederà, dai a presto e ognuna continua il suo viaggio.</p>
<p> </p>
<p> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>lezioni di geografia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 15:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlando con una cooperante francese in Mali: -         Ma come, in Italia non sanno dov’è il Mali? -         No. -         Eppure Bamako è conosciuta! -         Insomma, forse in Francia perché è un’ex-colonia. -         Forse… Infatti qualche mese fa, in battello tornando da scuola, stralcio di conversazione tra colleghe: -         Quest’anno col mio ragazzo pensavamo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando con una cooperante francese in Mali:</p>
<p>-         Ma come, in Italia non sanno dov’è il Mali?</p>
<p>-         No.</p>
<p>-         Eppure Bamako è conosciuta!</p>
<p>-         Insomma, forse in Francia perché è un’ex-colonia.</p>
<p>-         Forse…</p>
<p>Infatti qualche mese fa, in battello tornando da scuola, stralcio di conversazione tra colleghe:</p>
<p>-         Quest’anno col mio ragazzo pensavamo di fare la Toscana in bicicletta, ci andiamo spesso ultimamente, è la nostra regione preferita.</p>
<p>-         Bella la Toscana! Con le colline, Firenze, Siena…</p>
<p>-         Sì, è davvero molto bella.</p>
<p>-         Io invece vado ogni anno nella casa “storica” della mia famiglia, in Puglia, sul mare.</p>
<p>-         Wow, fantastico il mare al sud!</p>
<p>-         Eh sì, e poi mi piace proprio ritrovare tutti i miei parenti, ci vediamo talmente poco il resto dell’anno che è sempre una grande festa.</p>
<p>-         E tu che fai quest’estate?</p>
<p>-         Ancora non lo so, ma vorrei andare a trovare mia sorella che sta facendo servizio civile in Mali.</p>
<p>-         Dov’è?</p>
<p>-         ( Ecco, il solito errore madornale, perché non ho detto “in Africa”? A parte che tanto poi mi chiedevano “in Africa dove?” Ma perché non sono brava a fare i disegnetti?) E’ quello stato a forma di farfalla sotto l’Algeria, che non tocca il mare. Confina anche col Senegal. Quindi partendo dal Senegal verso l’interno, un po’ più su, infatti c’è anche un pezzo di Sahara.</p>
<p>-         Ah, vicino al Senegal, allora ho capito!</p>
<p>-         (Sicura?)</p>
<p>Ok, no sono mai stata brava a dare indicazioni, a volte qualcuno è riuscito a perdersi per arrivare a casa mia, seguendole…Figuriamoci a spiegare dov’è il Mali! Che l’impiegato di un’agenzia di viaggi mi scambiasse Dakar con la capitale del Cameroun però non me l’aspettavo!</p>
<p> </p>
<p>Questa è la nebulosa idea degli italiani, ma è giusto sentire anche la controparte, perché noi in fin dei conti siamo convinti che anche l’Italia bene o male tutti sappiano dov’è…</p>
<p>-         Ma quanto è lontana l’Italia? Tu da dove hai preso l’aereo?</p>
<p>-         Da Roma, poi sono arrivata a Tripoli, ho fatto scalo a Ouaga, e poi sono arrivata a Bamako.</p>
<p>-         Ah, giusto, perché la Libia  vicino all’Italia, no?</p>
<p>-         Sì, beh, è dall’altra parte del mare.</p>
<p>-         Come “dall’altra parte del mare”?</p>
<p>-         Da una parte del Mediterraneo c’è l’Italia, dall’altra la Libia.</p>
<p>-         Quindi sono vicine! Ecco perché sembri libica, gli italiani sono anche un po’ arabi!</p>
<p>-         Mmh, se lo dici tu…</p>
<p>-         Sì, come gli spagnoli, che sono vicini al Marocco. Gli italiani assomigliano anche agli spagnoli, sono allegri come loro.</p>
<p>-         Questo sì.</p>
<p>-         E’ perché l’Italia da questa parte confina con la Libia e dall’altra con la Spagna.</p>
<p>-         Veramente tra l’Italia e la Spagna c’è la Francia.</p>
<p>-         Ah sì, c’è anche la Francia…</p>
<p> </p>
<p>Direi che siamo pari.</p>
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		<title>autobus 2</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 12:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Anche stavolta una carretta! - Non guardare me eh! - Ma secondo te arriviamo? - Sì, dai&#8230; - Quando? In barba alle più nere previsioni, la buona vecchia ACTV ci ha portati anche stavolta a destinazione entro i tempi stabiliti. Dobbiamo andare alla Giudecca. Prendiamo il 2, giro per il Tronchetto, una buona mezz&#8217;oretta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>- Anche stavolta una carretta!</div>
<div>- Non guardare me eh!</div>
<div>- Ma secondo te arriviamo?</div>
<div>- Sì, dai&#8230;</div>
<div>- Quando?</div>
<div>In barba alle più nere previsioni, la buona vecchia ACTV ci ha portati anche stavolta a destinazione entro i tempi stabiliti. Dobbiamo andare alla Giudecca. Prendiamo il 2, giro per il Tronchetto, una buona mezz&#8217;oretta panoramica e poggio i piedi per la prima volta nella mia vita ( ebbene sì, c&#8217;è sempre una prima volta&#8230;) sull&#8217;isola veneziana. Avvisto subito il mio amico, che mi aveva invitata di nuovo ad un concerto a sorpresa, visto che non si ricordava nemmeno il programma.</div>
<div>- Manca un quarto e ancora non si vedono.</div>
<div>- Chi è che suona, a proposito?</div>
<div>- Un&#8217;orchestra del New England. Mi pare che cantino, anche.</div>
<div>- Bene dai, chissà che arrivino.</div>
<div>Pochi minuti dopo finalmente i musicisti danno notizie avvisando che hanno perso il battello e prenderanno il prossimo. Inizieranno praticamente sulle nove e mezza.</div>
<div>La prendiamo con filosofia e decidiamo di farci un giro per la Giudecca. Chiedo consiglio al mio amico veneziano.</div>
<div>- Un po&#8217; avanti per di qua, un po&#8217; avanti per di là, dove altro vorresti andare?</div>
<div>(Effettivamente&#8230;)</div>
<div>- Ma c&#8217;è qualcosa da vedere, a parte la chiesa del Redentore dove fanno il concerto?</div>
<div>- &#8230;</div>
<div>- Ok, dai, ci vediamo dopo.</div>
<div>Cammina cammina da una parte, cammina cammina dall&#8217;altra, ammirando la bellissima Venezia all&#8217;ora del tramonto, quando nel giro di poche manciate di minuti il sole si spegne sull&#8217;acqua e si accendono le luci di lampioni e palazzi antichi. Spettacolare.</div>
<div>Torniamo e ci sediamo sugli scalini fuori dalla chiesa, ascoltando i discorsi degli altri futuri spettatori, tutti stranieri, due americani di cui una donna in sari e gli immancabili asiatici non meglio identificati, tra cui ovviamente dei musicisti che hanno studiato in Germania.</div>
<div>Entriamo e ci appostiamo, mentre l&#8217;orchestra fa lo stesso.</div>
<div>La direttrice è un mito: una vecchietta gobba di circa 120 anni insaccata in un abito da sera nero, che parla almeno dieci minuti abbondanti per presentare ogni canzone e i solisti che la interpreteranno. Il tutto senza microfono! Durante la prima esecuzione ci sono due trombettisti messicani, padre e figlio, bravissimi. Poi quattro violinisti tra cui una russa e uno dal sud-est asiatico, non ricordo di preciso il Paese, altrettanto virtuosi. Con emozione la vecchietta ha presentato la nipote diciottenne, soprano, e poi c&#8217;è stato di nuovo un brano in cui solista era il trombettista messicano figlio.</div>
<div>Alla fine dell&#8217;esecuzione, mi pare fosse un Vivaldi, il ragazzotto inizia a parlare in quello che chiaramente è un &#8220;fuori programma&#8221;. Anche gli altri musicisti lo guardano incuriositi, girandosi da uan parte e dall&#8217;altra per capire se qualcuno lo sapeva. Ringrazia tutti i presenti per essere lì, si dice onorato di suonare a Venezia, e vuole approfittare dell&#8217;occasione per ( e qui ci sarebbe stato benissimo un rullo di tamburi) chiamare la sua ragazza (il violino russo, immensa), togliere dalla tasca interna della giacca una scatolina dalla forma inequivocabile, inginocchiarsi e&#8230;fare la sua proposta di matrimonio tra la sopresa generale!!!</div>
<div>Pazzesco, ci guardiamo, applaudiamo e ancora sbalorditi ascoltiamo il brano successivo prima di dovercene andare. Usciamo pensando al messicano che chiede alla russa di sposarlo a Venezia, città degli innamorati per eccellenza, e saliamo sul battello per il ritorno.</div>
<div>Passiamo due fermate e ci avviciniamo alla penultima, quando comincia lo show:</div>
<div>- Vardime! Dai, basta pianser!</div>
<div>( Bambina che continua imperterrita a piangere fortissimo).</div>
<div>- Sappio! A mi no me piase quei che risponde indrio! Vardime!</div>
<div>( Nessun cambiamento apprezzabile).</div>
<div>- Vardime te go ditto! No va miga ben cussì! E sappio, SAPPIO! Che se ti va vanti cussì te finissi dritta dritta da to pare! VARDIME!!!</div>
<div> ( Come sopra).</div>
<div>- Finissia! VARDIME!</div>
<div>Dopo aver assistito in diretta a questo dramma familiare, scendiamo. Ci guardiamo e esclamiamo all&#8217;unisono: &#8211; VARDIME! Scoppiando in una sonore risata!</div>
<div>E ancora dobbiamo prendere l&#8217;autobus!</div>
</div>
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		<title>autobus</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 14:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Eh no! Ogni volta che prendo l&#8217;autobus con te succede qualcosa! - Semmai sarà il contrario. - Ma dai, non è possibile, sembra che abbia la batteria scarica&#8230; - Potremmo scendere e prendere il Venezia. - Sì, bella idea, come l&#8217;altro giorno! Me l&#8217;hai detto tu: &#8220;Se vedi un autobus dimmi che suono&#8221;. Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>- Eh no! Ogni volta che prendo l&#8217;autobus con te succede qualcosa!</div>
<div>- Semmai sarà il contrario.</div>
<div>- Ma dai, non è possibile, sembra che abbia la batteria scarica&#8230;</div>
<div>- Potremmo scendere e prendere il Venezia.</div>
<div>- Sì, bella idea, come l&#8217;altro giorno! Me l&#8217;hai detto tu: &#8220;Se vedi un autobus dimmi che suono&#8221;. Io ho visto l&#8217;autobus, ma ti avevo avvisato che non avevo letto il nome, sai che sono cieca.</div>
<div>- E siamo scesi per vederci passare davanti un FUORI SERVIZIO, ottimo affare! No, no, io oggi non scendo.</div>
<div>- Ma che fa? Spegne il motore?</div>
<div>- Boh. Ti faccio notare che già due persone sono scese una dopo l&#8217;altra, ormai ci siamo solo noi.</div>
<div>- Ehi, sembra che vada meglio ora!</div>
<div>- Saranno stati quei due a portare sfortuna, pare che abbia messo il turbo adesso!</div>
<div>- Poi prendiamo il vaporetto?</div>
<div>- Gli ultimi vaporetti li hanno tolti ai primi del Novecento.</div>
<div>- Il battello, chiamalo come vuoi, la barchetta insomma!</div>
<div>- Sì, e scendiamo a Rialto Mercato.</div>
<div>- Ok.</div>
<div>- Ma poi la strada la sai?</div>
<div>- Sì, sì, sempre dritto&#8230;Ah ogni tanto ricordami che mi tiro su la gonna.</div>
<div>- Eh?!?!?!</div>
<div>- Sì, no, cioè, è che mi cade&#8230;</div>
<div>- Ma anche tu, mettertene un&#8217;altra no? A proposito, che cos&#8217;è che andiamo a vedere?</div>
<div>- Un concerto.</div>
<div>- Di che cosa?</div>
<div>- Di preciso a dire il vero non lo so.</div>
<div>- Ti avevo chiesto di informarti!</div>
<div>- Ah sì, aspetta, è un coro che canta in una chiesa.</div>
<div>- Un coro! Che chiesa?</div>
<div>- San Giovanni dell&#8217;Elemosina o qualcosa del genere. E non mi chiedere che coro perchè non lo so.</div>
<div>- Speriamo bene&#8230;</div>
<div>In battello:</div>
<div>- Ecco ecco, Rialto Mercato, perfetto, no?</div>
<div>- Sì, ma perchè non ferma?</div>
<div>- &#8230;</div>
<div>- Allora, se Rialto Mercato era lì, intanto facciamo il ponte e arriviamo lì. E da lì era sempre dritto.</div>
<div>- Ok.</div>
<div>- Era sempre dritto dalla parte delle bancarelle del mercato, quindi siamo giusti.</div>
<div>- Bene. E ora?</div>
<div>Delle ragazzine vistosamente British, biondo cenere lentiggini pelle diafana, camicetta bianca gonna nera come fossero in divisa, scarpette da collegiali, alcune non si sa come con indosso e calze a luglio, distribuiscono dei foglietti verdi.</div>
<div>- Grazie!</div>
<div>- Guarda, è il concerto di un coro! Ma allora&#8230;Scusa, dov&#8217;è la chiesa di San Giovanni Elemosinario?</div>
<div>- Lì a sinistra.</div>
<div>( Accipicchia potevo parlarci in English almeno!)</div>
<div>Magicamente mi compare davanti l&#8217;amico che mi aveva invitata. Si sarà goduto la bella scenetta.</div>
<div>- Ma se ti avevo spiegato tuttoper filo e per segno!</div>
<div>- &#8230;</div>
<div>- Comunque non ti preoccupare, non è così noioso come mi aspettavo.</div>
<div>- !!!</div>
<div>Entriamo e ci sediamo su dei banchi scomodissimi. Inquietante l&#8217;insegnante alla pianola, fermo come una statua durante le canzoni a cappella. Ci guardiamo intorno e abbiamo l&#8217;impressione di essere gli unici italiani. Turisti col gelato, turiste con la pizza&#8230;Ma non era una chiesa?</div>
<div>Ad un certo punto mi giro per vedere quanta gente c&#8217;è, dato che i banchi sono veramente pochi e molte persone si fermano in piedi dietro. Scorgo un volto conosciuto, sorrido e saluto, stupita. Mi rigiro con in testa alcune titubanti domande e frasi che iniziano con &#8220;ma allora&#8230;&#8221;. Rimando tutto alla fine dello spettacolo.</div>
<div>Il concerto dura tre quarti d&#8217;ora, di cui l&#8217;ultima mezz&#8217;ora, vale a dire il pezzo forte, è costituito da un Gloria a puntate, ogni brano una frase. Ovviamente ce ne siamo accorti alla fine, mettendo assieme i pezzi. Ecco perchè il pubblico non applaudiva durante le pause!</div>
<div>Usciamo e ci avviamo a Piazzale Roma, stavolta a piedi. Me la ricordavo molto più lunga la strada! Meglio così.</div>
<div>- Ho intravisto anche un mio collega.</div>
<div>- Ah sì? E qual era? &#8211; mi chiedono con facce incuriosite.</div>
<div>- Era dietro, in piedi, vicino alla porta. Volevo parlarci a fine concerto, ma se n&#8217;era già andato.</div>
<div>- Non gli sarà piaciuto&#8230;</div>
<div>- A dire il vero, forse&#8230;</div>
<div>- Che cosa?</div>
<div>- Beh, neanche due settimane fa ha chiamato a scuola il giorno in cui avrebbe dovuto correggere gli scritti d&#8217;esame, spiegando che aveva appena avuto un incidente e gli era impossibile continuare gli esami perchè era immobilizzato.</div>
<div>- Però oggi stava bene!</div>
<div>- Pare di sì&#8230;</div>
<div>- Quindi&#8230;</div>
<div>- E&#8217; quello che hanno subito commentato tutti i miei colleghi della commissione, che si vedeva che era uno di un certo tipo, che qua, che là. All&#8217;inizio gli avevo creduto, insomma se uno dice che sta male io tendenzialmente gli credo, ma forse sono sempre la solita povera ingenua, almeno così mi hanno fatto capire&#8230;</div>
<div>- Ce n&#8217;è tanta di gente strana in giro!</div>
<div>- Eh sì.</div>
<div>Le ultime parole famose.</div>
<div>- Ma come! E&#8217; pieno e non son neanche le 11 meno venti! &#8211; Nota bene: gli autobus da Piazzale Roma partono all&#8217;ora e alla mezz&#8217;ora, l&#8217;ultimo è alle 23:00. &#8211; Non possiamo neanche aspettare il prossimo, ci tocca farcela in piedi! Ogni volta che prendo l&#8217;autobus con te&#8230;</div>
<div>- Semmai sarà il contrario, quando lo prendo io tardi la sera mi siedo sempre.</div>
<div>Solo un attimo dopo ci accorgiamo che un&#8217;auto dei carabinieri è ferma al lato dell&#8217;autobus e che un carabiniere ed un uomo stanno amabilmente discutendo, l&#8217;uno con accento meridionale, l&#8217;altro in dialetto veneziano.</div>
<div>- Allora sarà quello delle 10 e mezza che deve ancora partire!</div>
<div>- Probabile.</div>
<div>Ci avviciniamo e saliamo. Gente zitta che osserva, sperando che finalmente si parta. Ci sediamo sugli ultimi posti liberi (- Beh dai, visto che ci siamo seduti comunque? &#8211; Sì, ok, ma si cucina su questi posti! ) e guardiamo lo spettacolo, commentato da un&#8217;amica del litigante che occupa la porta d&#8217;uscita. L&#8217;uomo si avvicina con fare minaccioso al carabiniere, scambio di pareri contrastanti che dura ancora qualche minuto, poi l&#8217;uomo sale sull&#8217;autobus:</div>
<div>- Dai, metti in moto, capo, che ndemo via! Metti in moto!- e all&#8217;amica:</div>
<div>- Se sentemo?</div>
<div>- E dove, che xè tuto pien?</div>
<div>- Va ben dai, stemo qua.</div>
<div>E via a spararne di cotte e di crude su quello che era successo, senza che si capisse niente comunque.</div>
<div>L&#8217;autista mette in moto, i passeggeri tirano un sospiro di sollievo, usciamo da Piazzale Roma. Non abbiamo ancora raggiunto il Ponte della Libertà che in senso inverso corre un&#8217;ambulanza a sirene spiegate.</div>
<div>- Varda ciò, i gera vegnui torte!- Risata generale.</div>
<div>I due amici mangiano grissini: lui altissimo, allampanato, con pantaloni blu e maglia rosa, voce grossa da campagnolo abituato ad alzare un po&#8217; troppo il gomito, lei in carne, vestito in maglina blu elettrico, tinta trascurata ai lunghi capelli neri mal raccolti in una coda, occhi scuri quasi a mandorla verso l&#8217;alto, ondeggia avanti e indietro con le braccia da un lato all&#8217;altro del corridoio, dando fastidio a chi continua a scansarsi per non rischiare di provocarli.</div>
<div>- Doman a che ora metemo a sveglia? Ae otto? No, mejo ae sette e mesa.</div>
<div>- Ma se ghemo da esar Piazzae Roma ae otto e un quarto, basta che ciapemo queo dee otto! Se alsemo ae otto manca diese e vegnemo zò.</div>
<div>- No, no. Mejo ae sette e un quarto.</div>
<div>- Come sette e un quarto! Basta queo dee otto!</div>
<div>- Sette e un quarto, deciso e punto!</div>
<div>- Mi no me also.</div>
<div>- Eora va finir che te rivi in ritardo. Mi no rivo in ritardo, go da lavorar! Ti fa quel che ti vol! Varda che razza de&#8230;</div>
<div>- Dai, hai detto che mi ami&#8230;- e si sporge per darle un bacio con fare da ruffiano.</div>
<div>Suonano e si avviano verso l&#8217;uscita. E due se ne vanno abbracciati, si chiude la porta ed è come se si chiudesse il sipario.</div>
<div>- Ogni volta che prendo l&#8217;autobus con te ci sono di quei personaggi&#8230;</div>
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		<title>pali e fiori strani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 21:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di guardare un film adorabile senza sapere che titolo abbia e dopo esservi perso l&#8217;inizio? Troppo bello! Un film ambientato in una città che amo da impazzire, pieno di personaggi strampalati come piacciono a me, che se son normali son noiosi, e una storia che non ha nè capo nè coda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;">Vi è mai capitato di guardare un film adorabile senza sapere che titolo abbia e dopo esservi perso l&#8217;inizio? Troppo bello! Un film ambientato in una città che amo da impazzire, pieno di personaggi strampalati come piacciono a me, che se son normali son noiosi, e una storia che non ha nè capo nè coda ma va facendosi così come viene. Mi ricorda un po&#8217; il cinema balcanico. Sono sempre più curiosa e più entusiasta.</span></p>
<p>Mi sto finalmente capacitando che siamo a metà luglio, il mio sfasamento spazio-temporale sta pian piano migliorando, mi sto ricucendo a me stessa. Stamattina altra svegliataccia, da martedì sono ufficialmente licenziata (mi piace di più pensare che sono in ferie) e ancora non mi sono svegliata una mattina ad un&#8217;ora decente, nè ho avuto una mezza giornata di effettivo relax, senza impegni o preoccupazioni che pendano sulla mia testa come tante piccole spade di Damocle.</p>
<p><span style="color: #008000;">Fiori strani, personaggi strani, dialoghi lenti.</span></p>
<p>Insomma stamattina alle 8 e 20 già stavo davanti al centro per l&#8217;impiego, assieme a due altre persone che si lamentavano del governo e della crisi. 8:30, aprono, entro, mi fanno una carta senz&#8217;anima e mi liquidano. Arrivo davanti ad un&#8217;altra porta, stavolta le persone sono 20, italiani e non, in coda, anche loro aspettano l&#8217;apertura di un ufficio. Le 9:02, l&#8217;impiegata apre ed entriamo. Ognuno schiaccia il bottone rosso e prende il numero che gli spetta. Il mio è il 20.</p>
<p><span style="color: #008000;">Il tè verde è pronto. Fisarmonica. Uno strumento di un&#8217;altra epoca. Gioco di carte immaginato.</span></p>
<p>Tre sportelli, due impiegate. Donne incinte o con bimbi piccoli che entrano ogni due minuti ed si intervallano senza numero ogni due utenti agli sportelli. Gente che si spazientisce, un uomo arrabbiato passa avanti a tutti e sostiene di aver chiamato ieri mattina due volte. Gli hanno assicurato di consegnargli oggi dei moduli senza bisogno che faccia la coda. Ma l&#8217;impiegata non si rende conto che la gente per andare lì si deve prendere ogni volta un permesso dal lavoro? Quando ha chiamato ieri? Al mattino, due volte! Che moduli? Quelli per la famiglia! Un  attimo che la collega è andata a controllare, mica possiamo sapere tutto noi, se non abbiamo risposto al telefono, anche perchè di moduli ce ne sono tanti qui. Tre sportelli, una persona, donne incinte e bimbi piccoli che aspettano in piedi. Si parlano, si conoscono, con le loro vocine allegre. Una bimba biondissima, occhi azzurrissimi, dice: &#8211; Piove! Non  posso trattenere un sorriso.</p>
<p><span style="color: #008000;">Lei si toglie le scarpe e scappa di corsa, il ciccione fumatore asmatico la insegue mentre sua madre gli fa degli indovinelli al telefono.</span></p>
<p>La mamma le mostra il sole estivo che imperversa al di là delle veneziane, ma la bimba non ci crede e ripete: &#8211; Piove! Al che dall&#8217;altra parte della stanza le risponde un&#8217;altra voce frizzante come la sua: &#8211; Piove! I bambini creano un altro mondo. Accanto a me una signora commenta che la prossima volta prenderà a prestito un bimbo piccolo pure lei, che tutte queste donne proprio oggi, mentre lei all&#8217;epoca li lasciava a casa i figli invece di sfruttarli per far prima negli uffici. Se andiamo avanti così, dice, una persona col numero 20 è come se avesse il 30. E io ho giusto il 20. Mi chiedo se dovrò tornare al pomeriggio, ma al pomeriggio ho il vaccino contro la febbre gialla, o domani, ma il solo pensiero mi dà il voltastomaco.</p>
<p><span style="color: #008000;">Accento straniero che recita teatro, muro tappezzato di fotografie. La vita ha deciso altrimenti. </span></p>
<p><span style="color: #008000;">E le navi appaiono anche in questo film. Mi seguono ovunque vada, come ad assicurarmi che l&#8217;avventura non è finita.</span></p>
<p>Tento di leggere, ma non riesco a concentrarmi. D&#8217;altronde Mrs Dalloway in lingua originale&#8230; Lascio vagare lo sguardo e mi accorgo con ansia crescente che l&#8217;ufficio è tappezzato di cartelli per i docenti, con l&#8217;elenco della documentazione da consegnare. Che io ovviamente sono ben lontana dall&#8217;avere con me. Riapro il mio libro, ormai sono qui, tanto vale aspettare e buttarla sul ridere osservando la gente che quasi si accapiglia.  Almeno quando finalmente arriverò a sedermi sulla tanto agognata sedia, potrò chiedere precisamente che cosa portare.</p>
<p><span style="color: #008000;">Un&#8217;arma che ha sparato a Caporetto, un ex cantante, un nuovo amore, cappelli di paglia colorati sfondo prato.</span></p>
<p>Mia sorella dice che la pazienza è la virtù dei forti. Sono davanti all&#8217;impiegata, che mi chiede che cosa ho portato. Le mostro tutto, mi fa scrivere e mi dice che va bene, che è tutto a posto. Sicura? Sì. Sicura? Sì. Davvero? Sì.</p>
<p><span style="color: #008000;">- Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta.      &#8211; E tu hai aperto?</span></p>
<p>Esco dall&#8217;ufficio cento volte più leggera di come ci ero entrata. E per scaricare tutta la tensione accumulata in quel posto di persone infastidite cammino attraverso il centro di una cittadina che non calpestavo da anni, ricordandomi di quando ci passeggiavo da adolescente.</p>
<p><span style="color: #008000;">Luci di festa, ballo e musica in campo.</span></p>
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		<title>momento</title>
		<link>http://www.marteago.com/blog/varie/momento/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.marteago.com/blog/?p=209</guid>
		<description><![CDATA[Solo un momento per scusarmi di essere sparita nuovamente per&#8230;ho guardato la data dell&#8217;ultimo &#8220;post&#8221; e mi dice 2 maggio, che guarda caso era un festivo. Più di due mesi, malissimo, anche perchè di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero a bizzeffe! Le corse quotidiane però non perdonano, e anche adesso sto qui con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo un momento per scusarmi di essere sparita nuovamente per&#8230;ho guardato la data dell&#8217;ultimo &#8220;post&#8221; e mi dice 2 maggio, che guarda caso era un festivo. Più di due mesi, malissimo, anche perchè di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero a bizzeffe!</p>
<p>Le corse quotidiane però non perdonano, e anche adesso sto qui con un occhio al computer e uno all&#8217;orologio, facendo il calcolo mentale delle ore di sonno fino a domani alle 6 e mezza &#8211; per chi non lo sapesse sono una gran dormigliona &#8211; e ripetendomi che devo spegnere e andare, perchè domani inizio alle 8 spaccate e finisco alle 7 e mezza. Sempre col sorriso però, chè i miei lavori mi piacciono un sacco e a dirla tutta nonostante il gran bisogno di vacanza e di riposo che provo ultimamente, diciamo pure di staccare la spina, mi diverto un mondo e so già che mi mancheranno tutti i volti che mi hanno accompagnata in questi mesi. Davvero non saprei da dove cominciare a descriverveli&#8230;</p>
<p>Ma qualcuno lo legge effettivamente questo blog o è qui a far la muffa? Se non lo legge nessuno continuo a prendermela comoda, hehehe.</p>
<p>Un lampo estivo scuote il mio sguardo trasognato immerso in pensieri che nemmeno io so. Buonanotte.</p>
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