lug 21 2009
lug 16 2009
pali e fiori strani
Vi è mai capitato di guardare un film adorabile senza sapere che titolo abbia e dopo esservi perso l’inizio? Troppo bello! Un film ambientato in una città che amo da impazzire, pieno di personaggi strampalati come piacciono a me, che se son normali son noiosi, e una storia che non ha nè capo nè coda ma va facendosi così come viene. Mi ricorda un po’ il cinema balcanico. Sono sempre più curiosa e più entusiasta.
Mi sto finalmente capacitando che siamo a metà luglio, il mio sfasamento spazio-temporale sta pian piano migliorando, mi sto ricucendo a me stessa. Stamattina altra svegliataccia, da martedì sono ufficialmente licenziata (mi piace di più pensare che sono in ferie) e ancora non mi sono svegliata una mattina ad un’ora decente, nè ho avuto una mezza giornata di effettivo relax, senza impegni o preoccupazioni che pendano sulla mia testa come tante piccole spade di Damocle.
Fiori strani, personaggi strani, dialoghi lenti.
Insomma stamattina alle 8 e 20 già stavo davanti al centro per l’impiego, assieme a due altre persone che si lamentavano del governo e della crisi. 8:30, aprono, entro, mi fanno una carta senz’anima e mi liquidano. Arrivo davanti ad un’altra porta, stavolta le persone sono 20, italiani e non, in coda, anche loro aspettano l’apertura di un ufficio. Le 9:02, l’impiegata apre ed entriamo. Ognuno schiaccia il bottone rosso e prende il numero che gli spetta. Il mio è il 20.
Il tè verde è pronto. Fisarmonica. Uno strumento di un’altra epoca. Gioco di carte immaginato.
Tre sportelli, due impiegate. Donne incinte o con bimbi piccoli che entrano ogni due minuti ed si intervallano senza numero ogni due utenti agli sportelli. Gente che si spazientisce, un uomo arrabbiato passa avanti a tutti e sostiene di aver chiamato ieri mattina due volte. Gli hanno assicurato di consegnargli oggi dei moduli senza bisogno che faccia la coda. Ma l’impiegata non si rende conto che la gente per andare lì si deve prendere ogni volta un permesso dal lavoro? Quando ha chiamato ieri? Al mattino, due volte! Che moduli? Quelli per la famiglia! Un attimo che la collega è andata a controllare, mica possiamo sapere tutto noi, se non abbiamo risposto al telefono, anche perchè di moduli ce ne sono tanti qui. Tre sportelli, una persona, donne incinte e bimbi piccoli che aspettano in piedi. Si parlano, si conoscono, con le loro vocine allegre. Una bimba biondissima, occhi azzurrissimi, dice: – Piove! Non posso trattenere un sorriso.
Lei si toglie le scarpe e scappa di corsa, il ciccione fumatore asmatico la insegue mentre sua madre gli fa degli indovinelli al telefono.
La mamma le mostra il sole estivo che imperversa al di là delle veneziane, ma la bimba non ci crede e ripete: – Piove! Al che dall’altra parte della stanza le risponde un’altra voce frizzante come la sua: – Piove! I bambini creano un altro mondo. Accanto a me una signora commenta che la prossima volta prenderà a prestito un bimbo piccolo pure lei, che tutte queste donne proprio oggi, mentre lei all’epoca li lasciava a casa i figli invece di sfruttarli per far prima negli uffici. Se andiamo avanti così, dice, una persona col numero 20 è come se avesse il 30. E io ho giusto il 20. Mi chiedo se dovrò tornare al pomeriggio, ma al pomeriggio ho il vaccino contro la febbre gialla, o domani, ma il solo pensiero mi dà il voltastomaco.
Accento straniero che recita teatro, muro tappezzato di fotografie. La vita ha deciso altrimenti.
E le navi appaiono anche in questo film. Mi seguono ovunque vada, come ad assicurarmi che l’avventura non è finita.
Tento di leggere, ma non riesco a concentrarmi. D’altronde Mrs Dalloway in lingua originale… Lascio vagare lo sguardo e mi accorgo con ansia crescente che l’ufficio è tappezzato di cartelli per i docenti, con l’elenco della documentazione da consegnare. Che io ovviamente sono ben lontana dall’avere con me. Riapro il mio libro, ormai sono qui, tanto vale aspettare e buttarla sul ridere osservando la gente che quasi si accapiglia.  Almeno quando finalmente arriverò a sedermi sulla tanto agognata sedia, potrò chiedere precisamente che cosa portare.
Un’arma che ha sparato a Caporetto, un ex cantante, un nuovo amore, cappelli di paglia colorati sfondo prato.
Mia sorella dice che la pazienza è la virtù dei forti. Sono davanti all’impiegata, che mi chiede che cosa ho portato. Le mostro tutto, mi fa scrivere e mi dice che va bene, che è tutto a posto. Sicura? Sì. Sicura? Sì. Davvero? Sì.
- Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta.     – E tu hai aperto?
Esco dall’ufficio cento volte più leggera di come ci ero entrata. E per scaricare tutta la tensione accumulata in quel posto di persone infastidite cammino attraverso il centro di una cittadina che non calpestavo da anni, ricordandomi di quando ci passeggiavo da adolescente.
Luci di festa, ballo e musica in campo.
lug 6 2009
momento
Solo un momento per scusarmi di essere sparita nuovamente per…ho guardato la data dell’ultimo “post” e mi dice 2 maggio, che guarda caso era un festivo. Più di due mesi, malissimo, anche perchè di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero a bizzeffe!
Le corse quotidiane però non perdonano, e anche adesso sto qui con un occhio al computer e uno all’orologio, facendo il calcolo mentale delle ore di sonno fino a domani alle 6 e mezza – per chi non lo sapesse sono una gran dormigliona – e ripetendomi che devo spegnere e andare, perchè domani inizio alle 8 spaccate e finisco alle 7 e mezza. Sempre col sorriso però, chè i miei lavori mi piacciono un sacco e a dirla tutta nonostante il gran bisogno di vacanza e di riposo che provo ultimamente, diciamo pure di staccare la spina, mi diverto un mondo e so già che mi mancheranno tutti i volti che mi hanno accompagnata in questi mesi. Davvero non saprei da dove cominciare a descriverveli…
Ma qualcuno lo legge effettivamente questo blog o è qui a far la muffa? Se non lo legge nessuno continuo a prendermela comoda, hehehe.
Un lampo estivo scuote il mio sguardo trasognato immerso in pensieri che nemmeno io so. Buonanotte.