ott 31
Sono dieci anni ormai che voglio fare questo viaggio, ci sono state di mezzo anche due tesi sull’Africa e io sono sempre rimasta al di qua del Sahara, quest’anno mia sorella faceva un anno di servizio civile in Mali…Insomma, era veramente ora di andare.

Allora ci provo, per mesi penso a quale sarebbe il periodo migliore e cerco un biglietto per le mie tasche. Il periodo migliore sarebbe in inverno, ma io lavoro e un biglietto low cost per la mia destinazione non è mai esistito. Non importa, si continua a cercare. Passano i mesi e arriva l’estate, in Africa caldo e stagione delle piogge e della malaria, per me fine anno scolastico ed esami di maturità, con lo stress aggiuntivo di essere ormai stanchissima e di non sapere ancora dove e se andrò in vacanza.

Ultimo giorno di orale, ultimo tentativo in agenzia. Un sacco di soldi, ma in fin dei conti è per realizzare un sogno. Vado a comprare il biglietto e dalla sera alla mattina è aumentato di 100 euro, pur essendo stato prenotato e quindi fermato. A questo punto mi arrabbio, ma l’impiegata non ci può fare niente, sono tasse che ogni tanto vengono aggiunte. “Ogni tanto”, non “giusto oggi”! Fa un ultimo tentativo per trovare un volo più economico, e

- Ci sarebbe un volo Afriqiyah, con scalo a Tripoli e scalo tecnico a Ouaga (Ouagadougou, capitale del Burkina Faso), che parte da Roma.

- Interessante, mi costa poco più della metà!

- Sì, però parti e torni a Roma.

- Beh, quello non è un grosso problema. Però aspetta, io ho il visto di Israele sul passaporto.

- ?!?!??!

- Con il visto di Israele non si può entrare in Libia.

- Devi chiamare il consolato.

- Va bene, ma puoi fermare la prenotazione intanto?

- No, perchè in internet in questo momento non va, ho chiamato l’ufficio ma riaprono tra mezz’ora e noi adesso andiamo in pausa pranzo. Se vuoi passare tra due ore…

( Ok, e io faccio la marionetta…)

- Allora, me ne vado a casa e chiamo il consolato e poi vi richiamo per sapere se avete potuto fermare il volo ( e poi vado al lavoro. Anche oggi salto del pranzo, evviva lo sport!)

- Ok.

Torno a casa, chiamo a Milano e mi dicono di chiamare al mattino a Roma, chiamo l’agenzia e per fortuna hanno fermato il volo, chiamo l’agenzia per il visto – fare tutte e due le cose evidentemente è troppo per una sola – e non sanno nulla riguardo al mio timbro malefico, quindi devo aspettare domani, ma devo anche muovermi perchè per il rilascio ci possono volere 20 giorni e io ne ho a disposizione 19.

14 luglio.

- Pronto, buongiorno, avrei bisogno di un’informazione. Con il visto di Israele sul passaporto non si può entrare in Libia, giusto?

- Giusto.

- Ma se io faccio solo scalo?

- Mumble mumble.

- Voglio dire, io non entro in territorio libico, io sto in aeroporto e riparto.

- Quindi teoricamente non dovrebbero esserci problemi.

- Come “teoricamente”?

- Non credo.

- Dunque NO.

- Guardi, sarebbe meglio che chiamasse in aeroporto a Tripoli.

( Sì, ottima idea, e magari mi faccio anche passare uno ad uno tutti gli impiegati che controllano i passaporti!)

- Senta, ma il consolato siete voi…

- Non credo ci siano problemi, no.

- Grazie, buona giornata.

- Arrivederci.

Prendo l’autobus al volo, compro il biglietto, faccio delle orripilanti fototessere alla macchinetta della stazione e le porto all’agenzia visti, esco e respiro. Non mi sembra vero. Un attimo. Bisogna vedere se mi rilasciano il visto in tempo.

Dopo appena una settimana mi chiamano. Tanto valeva che mi facessi un passaporto nuovo!

- Passato tutto questo trambusto DEVO arrivarci, in Mali, se mi fermano in Libia è veramente una beffa.

- Hai ragione. – Quella che parla qui è Viviana, la mia compagna di stanza a Tunisi, che non vedevo da due anni e che sono venuta a trovare approfittando del volo da Roma. Ho passato tre bellissimi giorni con lei, ma ve li racconto un’altra volta. Cosa? Quando sono stata in Tunisia? Eh, anche quella è un’altra bella storia…

Prendo il treno per Roma da una piccola stazione vicino a Formia sulle 8 e mezza di mattina, arrivo alla stazione Termini, seguendo le indicazioni di Viviana mi avvio fiduciosa verso il binario 26, una specie di binario fantasma tipo quello di Harry Potter per prendere il treno per la scuola di magia, cammina cammina assieme a tanta gente con valigie e bagagli vari. Navetta per l’aeroporto. Scendo, faccio appena due passi col mio zaino in spalla e saluto Maite. Mi guarda e scoppiamo a ridere. Troppo incredibile: io in anticipo, lei ha appena perso la navetta per il centro, io che vado in Africa partendo da una città che non è la mia fatalità lo stesso giorno in cui lei viene in vacanza dalla Spagna. D’obbligo la foto assieme o quando poi lo racconteremo non ci crederà nessuno. Un bacio, lasciami il numero che se mi rispediscono come pacco postale dalla Libia ti chiamo, vedrai che non succederà, dai a presto e ognuna continua il suo viaggio.

 

 


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