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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Ruolo dei sindacati
MessaggioInviato: mercoledì 3 settembre 2008, 15:17 
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Iscritto il: giovedì 14 febbraio 2008, 15:01
Messaggi: 502
Sull'utilità passata dei sindacati negli anni 60-70, c'è poco da discutere, è innegabile. Ma oggi, cosa possiamo pensare di questi sindacati che sempre più assomigliano alla gavetta per intraprendere una certa "carriera politica"?
Cosa dobbiamo pensare quando difendono autentici truffatori dichiarando che non è assolutamente giusto licenziare dipendenti pubblici assenteisti colti sul fatto e altri che li coprivano timbrando il loro cartellino, o gente che da anni aveva una media di 80 giorni di malattia all'anno e che ora magicamente va a ridursi a 10 giorni? O altri dipendenti pubblici dell'ACTV che da anni costantemente truffavano i turisti nel dare il resto dei biglietti? I sindacati non nascevano a difesa degli ONESTI LAVORATORI?
Cosa pensare di un sindacalista che difende un truffatore?


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 Oggetto del messaggio: Re: Ruolo dei sindacati
MessaggioInviato: domenica 14 settembre 2008, 13:30 
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Iscritto il: martedì 29 aprile 2008, 17:19
Messaggi: 79
ElTaglia ha scritto:
Sull'utilità passata dei sindacati negli anni 60-70, c'è poco da discutere, è innegabile. Ma oggi, cosa possiamo pensare di questi sindacati che sempre più assomigliano alla gavetta per intraprendere una certa "carriera politica"?
Cosa dobbiamo pensare quando difendono autentici truffatori dichiarando che non è assolutamente giusto licenziare dipendenti pubblici assenteisti colti sul fatto e altri che li coprivano timbrando il loro cartellino, o gente che da anni aveva una media di 80 giorni di malattia all'anno e che ora magicamente va a ridursi a 10 giorni? O altri dipendenti pubblici dell'ACTV che da anni costantemente truffavano i turisti nel dare il resto dei biglietti? I sindacati non nascevano a difesa degli ONESTI LAVORATORI?
Cosa pensare di un sindacalista che difende un truffatore?


credo che il sindacato abbia COMUNQUE una sua utilità..quello che dovrebbe cambiare sono le modalità, il linguaggio, e l'azione politica di chi fa sindacato, dai delegati aziendali a tutta la "nomenklatura" provinciale, regionale e nazionale.Purtroppo dietro la convinzione che il lavoratore andasse difeso COMUNQUE dall'azione del "padrone" sono stati commessi errori imperdonabili..la lotta di classe è ormai appartenete ad un'altra epoca,e non la si può utilizzare come pretesto per difendere ad oltranza chi sbaglia. Il lavoratore DEVE avere una propria professionalità(l'istruzioner serve a questo anche)e, soprattutto, responsabilità.Chi commette azioni come quella di timbrare i cartellini degli altri sa bene che è passibile di giusto licenziamento..i contratti nazionali parlano chiaro, di qualunque settore, dai metalmeccanici alla sanità.Posso assicurarti che questo è un dibattito aperto ormai da qualche anno all'interno della cgil(spero anche degli altri,ma io parlo del mio sindacato)ma la soluzione a questo atteggiamento"protettivo"penso richiederà parecchi sforzi..ed un ricambio generazionale che, aimè...fa fatica a venir fuori.
Ma credo anche che sull'utilità del sindacato al giorno d'oggi non si possa prescindere..dalla contrattazione di secondo livello sui contratti aziendali, produttività, organizzazione del lavoro..la materia c'è ed è tanta..e ti assicuro che qualche"padroncino"vecchio stile che tenta di fare il furbetto c'è n'è ancora..meno per fortuna.Ma li non è colore politico..è intelligenza della persona.

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 Oggetto del messaggio: Re: Ruolo dei sindacati
MessaggioInviato: sabato 27 settembre 2008, 22:43 
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Iscritto il: sabato 23 dicembre 2006, 15:58
Messaggi: 884
Località: Martellago
Leggiamoci pure che ruolo politico ha l' ARAN, (Agenzia di rappresentanza del "datore di lavoro" pubblico) ce lo descrive bene qui sotto (se pur datato nel tempo) un articolo di Grazia Morra.

http://www.intermarx.com/temi/trecarte.html

Saluti


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 Oggetto del messaggio: Re: Ruolo dei sindacati
MessaggioInviato: sabato 6 marzo 2010, 19:32 
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Iscritto il: sabato 23 dicembre 2006, 15:58
Messaggi: 884
Località: Martellago
Ho ripescato questo topic vecchiotto ma pur sempre attuale coi tempi del nostro "progresso" per inserire questa notizia "semi nascosta" .

Progresso italiano. Licenziamenti liberi, al lavoro a 15 anni…….

…….. Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare ¬ insieme al contratto di assunzione ¬ un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato». Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario?

C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso). Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato.

Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio.

Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.


Fonte: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuori ... colo/2411/

Saluti


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