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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: domenica 21 dicembre 2008, 19:42 
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Cari amici
ecco qui una riflessione sul fenomeno della scomparsa di minori.




Desaparecidos, Missing, Scomparso.

Un'automobile vale di più di un bambino



La donna al microfono piange, interrompe il racconto. Da 13 anni aspetta il ritorno di sua figlia che, uscita di casa per comprare un regalo, non è mai più tornata. Racconta che la polizia ha accolto la denuncia solo dopo 48 ore e non ha ancora fatto l'esame del dna su di un corpo trovato carbonizzato tempo dopo.

Il pubblico che ascolta è composto anche da ispettori di polizia tra cui parecchie donne. La gente si immedesima nel dramma della madre la cui vita è tutta concentrata e protesa alla ritorno della figlia. Non ritrovare neppure il corpo della persona scomparsa significa non poter riprendere a vivere. Lo sguardo è sempre fisso sulla porta nella speranza di veder entrare il proprio figlio e gli orecchi sempre allertati dagli squilli del telefono.

Una famiglia a cui scompare un figlio si trova in uno stato di smarrimento e di abbandono. La donna denuncia anche che nessuno parla del fenomeno della scomparsa dei figli.



Assisto al II incontro della Rete Nazionale della identificazione, localizzazione di bambini ed adolescenti scomparsi (Redesap) realizzato dalla FIA ( fondazione per l'infanzia e l'adolescenza) in collaborazione con il Governo Brasiliano e la Segreteria dei Diritti Umani.



I dati sono terribili. Più di 40mila minori scompaiono da casa in un anno in Brasile e del 15% non si hanno più notizie. E' un fenomeno poco conosciuto, disorganizzato a livello di polizia e fino ad ora chi ha sensibilizzato il Brasile su questo problema sono state due telenovelas! Il fenomeno emerge quando scompare qualche figlio di famiglie conosciute, ma per la maggioranza dei casi non se ne parla.



Difficile tracciare un quadro su questo problema perchè non ci sono ricerche e analisi del fenomeno. Quali categorie, come definire, come catalogare i differenti motivi per cui un figlio può scomparire? Sommariamente la divisione è fatta cosi:

- fuga da casa per conflitto familiare, ed è la maggioranza dei casi con un bel 75%

- fuga da casa di due minori innamorati che viene definita rapimento consensuale come la fuitina in Sicilia.

- Scomparsa di un minore perchè uno dei due genitori si porta via il figlio e viene catalogato come sequestro nazionale o internazionale.

- scomparse di bambini per espiantarne e venderne gli organi

- rapimenti per sfruttamento sessualmente

- un fenomeno recente che colpisce le aree di favelas è l'assassinio di minori coninvolti nel narcotraffico il cui cadavere viene fatto sparire.



In Brasile quando una persona scompare e il genitore si rivolge alla polizia molto dipende dal poliziotto che l' accoglie al commissariato. Non essendoci strutture preposte per indagare su questo fenomeno, nella maggioranza dei casi le denuncie non vengono prese in considerazione: ti dicono di ritornare il giorno dopo! Ci sono mille casi molto più urgenti come omicidi e furti che preoccupano la polizia e la polizia stessa non sa come comportarsi, su chi indagare, da dove far partire la ricerca. Manca personale e personale qualificato. Se invece una persona si presenta per denunciare il furto di un'auto subito i dati dell'auto vengono inseriti nel registro dei veicoli rubati che è accessibile a tutti i poliziotti dell'intero Brasile. Un'auto vale molto di più di un figlio!



Il convegno ha uno scopo preciso: fare il punto della situazione e unire forze politiche per creare il Registro Nazionale delle persone scomparse. Questo sarebbe un grande passo ma non è sufficiente. Bisogna prevenire il fenomeno proteggendo le famiglie e organizzando la comunità. Far funzionare meglio il numero verde per le denuncie. Collegare tutti i commissariati di polizia affinché il servizio di investigazione e ricerca sia tempestivo nell'inizio delle indagini. Bisogna valorizzare le Ong costituite dai familiari e da persone specializzate nel sostegno di genitori in difficoltà. Si aggiunga l'importante divulgazione in TV e sui giornali di foto e informazioni. E' importante facilitare un servizio di psicologi per le famiglie che si trovano ad affrontare la sofferenza di un familiare scomparso. Ci vuole anche il servizio di riconoscimento con il Dna e il servizio di invecchiamento fotografico per aggiornare le foto di bambini scomparsi da vari anni e che adesso sono cresciuti.



Le persone che scompaiono diventano invisibili. In Brasile il totale delle persone che scompiono ogni anno sono più di 200 mila di cui più di 40mila minori. Dei minori il 15% non viene più ritrovato e cioè circa 6mila bambini e adolescenti non fanno ritorno a casa. Dove finiscono questi minori? Una parte va ad alimentare il mondo della prostituizione infantile. Una parte sono ragazzi con problemi psichici che non sanno tornare a casa e senza identità vengono ospitati in qualche istituto.



Cosa dicono le poche ricerche fatta finora sui minori che scompaiono? Un antropologo brasiliano ha fatto una ricerca confrontando ragazzi scappati di casa a San Paolo (Brasile) (circa 20mila ogni anno) e ragazzi di New York(Stati Uniti). Pensate che negli USA più di 1milione di ragazzi tra i 10 e 18 anni scappa di casa ed entra nella categoria <Missing>. La ricerca mostra grandissime somiglianze tra le due città cosi tanto diverse. La fuga da casa per problemi di conflitto familiare rappresenta un 78% del totale delle scomparse, poi c'è il sequestro parentale e cioè uno dei genitori scappa con il figlio e poi c'è il sequestro consensuale cioè la fuga per amore.

Nella maggioranza dei casi le fughe per conflitti familiari avvengono in famiglie di risposati e di donne capi famiglia. Chi fugge vive in una famiglia che ha una storia di litigi, di conflitti generazionali e di donne vedove. Quando in una famiglia il conflitto dura da vari anni senza che venga risolto, subentra la violenza fisica e psicologica e quindi le premesse perché un figlio prenda la dcisione di fuggire sono maggiori.



E' stato chiesto ai ragazzi il perché le loro madri li picchiassero. Risposte : perché io non volevo andare a scuola e lei non voleva che restassi molto tempo sulla strada. I ragazzi hanno la sensazione che la famiglia non li ami. Violenza e alcol spesso vanno di pari passo. Quando una donna è capo famiglia, è portata a coprire tutti i ruoli e finisce spesso col prevalere e castigare.



La maggioranza delle famiglie con figli che fuggono è formata da genitori che, separatisi, si uniscono ad altri compagni formando una nuova famiglia dove vengono inglobati anche i figli dei precedenti matrimoni. In questa situazione spesso non si capisce chi debba prendersi la responsabilità verso i figli. La scuola è uno dei luoghi sociali dove i ragazzi scoprono che le famiglie trattano diversamente i figli e quindi apre la riflessione verso la possibilità di fuggire e di trovare alternative ad una situazione senza uscita. Quelli che fuggono spesso sono quelli che hanno il coraggio di affrontare i genitori e di cercare riconoscimento ed autonomia emotiva fuori di casa.

Un ragazzo la droga la incontra quando arriva sulla strada, non è che fugge di casa a causa della droga. Certo l'adolescenza è un tempo di cambiamento per genitori e figli e spesso le persone lasciate da sole non hanno le forze per gestire la crescita. Ma non si può dare la colpa alle famiglie e alle famiglie povere. La situazione è complessa e coinvolge problemi socio-economici strutturali, l'ideologia dell'individualismo, la crisi delle comunità, l'aumento della violenza e l'insicurezza diffusa.



Il convegno durerà tre giorni e le prospettive della creazione del sistema nazionale di ricerca delle persone scomparse sembrano buone. Importante per tutti interrogarsi sul dramma delle famiglie a cui scompare un figlio e sulla necessità di essere responsabili per le persone che incontriamo e del tipo di comunità che costruiamo.

Mauro Furlan






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Mauro Furlan
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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: martedì 30 dicembre 2008, 12:44 
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...la felicità non dipende dal tempo, dal paesaggio, dalla fortuna e neanche dal denaro. Che possa giungere in tutta semplicità da dentro verso fuori e da ciascuno verso tutti. Felice 2009.
Mauro, Milse e Rafael.

La poesia "E' proibito" di Alfredo Cuervo Barrero in italiano, portoghese e spagnolo.

E' proibito (italiano)
E' proibito
piangere senza imparare
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
E' proibito non sorridere ai problemi
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
E' proibito non dimostrare il tuo amore
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E' proibito abbandonare i tuoi amici
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E' proibito non essere te stesso davanti alla gente
fingere davanti alle persone che non ti interessano
essere gentile solo con chi si ricorda di te
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E' proibito non fare le cose per te stesso
avere paura della vita e dei suoi compromessi
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E' proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi
e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato
e farlo scontare al presente.
E' proibito non cercare di comprendere le persone
pensare che le loro vite valgono meno della tua
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
E' proibito non creare la tua storia
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
E' proibito non cercare la tua felicita'
non vivere la tua vita pensando positivo
non pensare che possiamo solo migliorare
non sentire che,
senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

(portoghese)
É proibido chorar sem aprender,
Levantar-se um dia sem saber o que fazer
Ter medo de suas lembranças.
É proibido não rir dos problemas
Não lutar pelo que se quer,
Abandonar tudo por medo,
Não transformar sonhos em realidade.
É proibido não demonstrar amor
Fazer com que alguém pague por tuas dúvidas e mau-humor.
É proibido deixar os amigos
Não tentar compreender o que viveram juntos
Chamá-los somente quando necessita deles.
É proibido não ser você mesmo diante das pessoas,
Fingir que elas não te importam,
Ser gentil só para que se lembrem de você,
Esquecer aqueles que gostam de você.
É proibido não fazer as coisas por si mesmo,
Não crer em Deus e fazer seu destino,
Ter medo da vida e de seus compromissos,
Não viver cada dia como se fosse um último suspiro.
É proibido sentir saudades de alguém sem se alegrar,
Esquecer seus olhos, seu sorriso, só porque seus caminhos se desencontraram,
Esquecer seu passado e pagá-lo com seu presente.
É proibido não tentar compreender as pessoas,
Pensar que as vidas deles valem mais que a sua,
Não saber que cada um tem seu caminho e sua sorte.
É proibido não criar sua história,
Deixar de dar graças a Deus por sua vida,
Não ter um momento para quem necessita de você,
Não compreender que o que a vida te dá, também te tira.
É proibido não buscar a felicidade,
Não viver sua vida com uma atitude positiva,
Não pensar que podemos ser melhores,
Não sentir que sem você este mundo não seria igual.



(castellano)
Queda prohibido llorar sin aprender,
levantarte un día sin saber que hacer,
tener miedo a tus recuerdos.
Queda prohibido no sonreír a los problemas,
no luchar por lo que quieres,
abandonarlo todo por miedo,
no convertir en realidad tus sueños.
Queda prohibido no demostrar tu amor,
hacer que alguien pague tus deudas y el mal humor.
Queda prohibido dejar a tus amigos,
no intentar comprender lo que vivieron juntos,
llamarles solo cuando los necesitas.
Queda prohibido no ser tú ante la gente,
fingir ante las personas que no te importan,
hacerte el gracioso con tal de que te recuerden,
olvidar a toda la gente que te quiere.
Queda prohibido no hacer las cosas por ti mismo,
tener miedo a la vida y a sus compromisos,
no vivir cada día como si fuera un ultimo suspiro.
Queda prohibido echar a alguien de menos sin
alegrarte, olvidar sus ojos, su risa,
todo porque sus caminos han dejado de abrazarse,
olvidar su pasado y pagarlo con su presente.
Queda prohibido no intentar comprender a las personas,
pensar que sus vidas valen mas que la tuya,
no saber que cada uno tiene su camino y su dicha.
Queda prohibido no crear tu historia,
no tener un momento para la gente que te necesita,
no comprender que lo que la vida te da, también te lo quita.
Queda prohibido no buscar tu felicidad,
no vivir tu vida con una actitud positiva,
no pensar en que podemos ser mejores,
no sentir que sin ti este mundo no sería igual.






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Mauro Furlan
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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: mercoledì 14 gennaio 2009, 13:39 
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Carissimi amici
Vi scrivo per dirvi che verrò in Italia assieme a Milse e Rafael. Arriverò lunedì 19 gennaio 09 e mi fermerò un mesetto. Ripartirò per il Brasile il 18 febbraio.
Ho scelto questo tempo invernale, non adatto per un viaggio con freddolosi brasiliani perchè Rafael è nel tempo delle vacanze estive e Milse si è appena laureata ed è disponibile non avendo ancora un lavoro fisso. Anche io sto facendo i documenti per avere il visto permamente brasiliano e per farmi riconoscere la scuola superiore e mi serve ancora qualche timbro del consolato.
In questo tempo vorrei incontrare tutti voi, vecchie e nuove amicizie e far conoscere qualcosa dell'italia a Milse e Rafael e che imparino qualcosa della lingua italiana. Speriamo di non trovare un tempo brutto di poter incontrare tutti e di poter consolidare la nostra amicizia.
Sono felice della vita da sposato e sono alla ricerca di capire meglio in quale lavoro impegnarmi per dare alimento alla mia famiglia. Le strade sono tante, ma anche qui la crisi si fa sentire e non è facile incontrare lavoro.
Vi mando un abbraccio assieme a Milse e Rafael.
Mauro




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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: giovedì 15 gennaio 2009, 11:03 
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...un brasilian che vien a Marteago per el carnevae...sempre ditto che el xe un grande!


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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: lunedì 19 gennaio 2009, 13:29 
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Bolivia al referendum sulla nuova costituzione



Molte persone in questi mesi mi hanno chiesto : "Ma cosa sta succedendo in Bolivia?" Le notizie di violenze e di persone uccise, infatti, hanno ormai raggiunto anche le grandi catene televisive mondiali.


Il paese vive una situazione di equilibrio precario da almeno quattro anni, un'ebollizione che i miei amici boliviani chiamano "Processo del cambiamento ", poiche' riflette il passaggio dalla vecchia gestione politico amministrativa dello stato legata all'elite bianca, alla gestione del paese da parte della maggioranza indigena, rappresentata dal presidente Evo Morales e dal Movimento al Socialismo.

La Bolivia non e' un paese facilmente decifrabile, soprattutto per una persona con una mentalita' occidentale. E' un paese che e' difficle catalogare, data l'originalita' delle parti in causa. Gli attori di questa rivoluzione sono infatti vari e vanno oltre la breve descrizione che posso dare in questo spazio. Anche i piu' attenti analisti del processo boliviano sono continuamente sorpresi da avvenimenti incredibili e inaspettati, colpi bassi, manovre strategiche, tattiche militari e attivita' mediatiche, senza contare gli episodi di violenza.

Ma, andando con ordine, vi riassumo per brevi tappe quello che e' successo fino ad oggi ed in particolare cio' che e' accaduto in questi ultimi mesi decisivi per la democrazia.



1. La fine dell'epoca dei partiti

Ho passato per la prima volta la frontiera boliviana il 20 luglio del 2004. Lo ricordo bene, perche quel giorno le frontiere erano chiuse: in Bolivia era in corso il referendum per la nazionalizzazione degli idrocarburi.

I precedenti governi dittatoriali, ma anche quelli eletti, avevano infatti privatizzato le risorse del paese. Con quel referendum, la popolazione decise, con una maggiornaza dell' 80%, di nazionalizzare gas e petrolio. Nonostante il risultato del referendum, nei mesi successivi l'allora Presidente Carlos Mesa non riusci' a portare a termine l'opera di nazionalizzazione e fu per questo destituito con una rivolta popolare.

Questo evento costitui' un colpo decisivo per i vecchi partiti che si erano fino ad allora alternati al governo, ma che non rappresentavano gli interessi del popolo, e lasciò spazio per l'ascesa di movimenti popolari, specialmente quelli indigeni, che negli anni precedenti avevano organizzato rivolte popolari contro le decisioni di privatizzare dei servizi alla collettività come il caso dell'acqua a Cochabamba. Questi movimenti divennero protagonisti della scena politica, riuscendo ad esprimere i bisogni di una parte consistente della popolazione (circa il 60%), che non aveva mai avuto voce nella storia della Bolivia. .

In quel momento di crisi della rappresentanza governativa, i movimenti si organizzarono in una coalizione che prese il nome di MAS (Movimento al Socialismo), e che trovò in Evo Morales, formatosi nelle organizzazioni dei coltivatori di foglie di coca, il loro leader e la sua struttura di base. Alle successive elezioni presidenziali del 18 dicembre 2005 Evo Morales divenne presidente ottenendo 53,7% dei voti, un risultato che nessun Presidente nella storia della Bolivia aveva mai ottenuto.



2. Un Presidente Indigeno

Con l'elezione di Evo Morales, i movimenti si trovarono ad occupare i luoghi del potere e a gestire gli organi di governo. I nuovi responsabili pero', rivelarono presto incompetenza nella gestione della grande macchina dello Stato. Ministri e segretari si avvicendarono al potere in tempi rapidi a causa delle continue denuncie di corruzione. Il MAS non essendo un vero e proprio partito, non ha al suo interno persone con una buona formazione politica e tantomeno tecnica. Cio' consentì alla opposizione, che conosce bene lo stato, l'uso del potere e l'arte della relazione, di denunciare leggerezze e incompetenze dei vari ministri.



3. Nazionalizzazione degli idrocarburi

Giunto al potere, Evo Morales portò a termine il primo degli impegni presi con gli elettori, proclamando la legge che nazionalizza gli idrocarburi, era il 1 maggio 2006. Nonostante le proteste, le imprese internazionali furono costrette ad accettare il nuovo status quo e a stringere accordi con lo stato boliviano. A seguito della nazionalizzazione, lo Stato ebbe a disposizioni maggiori entrate, giacche' la percentuale di ricavo sul prodotto estratto, che prima ammontava al 18%, salì all'80%. Queste nuove entrate vennero devolute in parte a progetti di Stato, e in parte ripartite tra le province, che adesso vogliono gestire autonomamente questa grande quantità di denaro.



4. Formazione della Costituente ed elaborazione della Costituzione

Per realizzare pienamente il cambiamento, era pero' necessario pensare ad un nuovo tipo di Paese e ad un nuovo modello economico rispetto al vecchio neoliberalismo. Bisognava scrivere una nuova Costituzione.

Per questo scopo il 7 luglio 2006 venne eletta dal popolo l'Assemblea Costituente con regime rappresentativo. La maggioranza dei membri (60%) fu dunque eletta dai movimenti, specialmente quelli indigeni. L'elaborazione della nuova Costituzione fu un processo travagliato, e richiese il doppio del tempo inizialmente previsto per giungere alla stesura di un documento condiviso. Il testo fù approvato con molte critiche il 15 dicembre 2007. Il passo successivo era l'assunzione del documento da parte del Parlamento con la decisione di convocare un referendum perche' la nuova costituzione ricevesse l'approvazione popolare. L'opposizione fece di tutto per bloccare questa decisione con dialoghi interminabili e accusando il governo di non voler dialogare. La situazione si protrarrà fino al 20 ottobre 2008.



5. Le forze locali e il movimento separatista o Autonomista

In questo processo di radicale cambiamento, i partiti legati alle vecchie ideologie sono ormai strumenti inutili. L'opposizione pertanto, rappresentata dalle vecchie famiglie che detenevano il potere e dai nuovi ricchi e dai grossi possidenti terrieri, trova nei Comitati Civici Locali il nuovo luogo per essere rappresentata e la forza per contrastare sul territorio l'azione del governo e il processo di cambiamento. Tra i Comitati Civici, si distingue quello di Santa Cruz, provincia grande quanto l'Italia che concentra sul suo territorio la nuova ricchezza della Bolivia, e ha come presidente il figlio di un immigrato serbo padrone di immense quantita' di terra. La divisione della terra e' infatti un altro importante aspetto di contrasto con il governo, che, a seguito della riforma agraria, ha imposto grandi restrizioni ai proprietari terrieri, coltivatori.di canna e soya, e a quelli che vogliono sfruttare le ricchezze del territorio amazzonico. Nei vari "departamentos", o regioni, in cui e' divisa la Bolivia, i proprietari terrieri cominciarono pertanto ad organizzare la lotta contro lo stato centralista e che difendeva gli indigeni . "Autonomia" divenne il grido comune, e una sorta di "fuori i terroni" la scritta che si vedeva dipinta su tutti i muri. I grandi proprietari terrieri e i responsabili delle industrie, finanziati anche dagli Stati Uniti, alimentarono con tutti i mezzi, ed in particolare attraverso i media, una campagna di odio contro Evo Morales, di discredito dei MAS e di odio tra la popolazione di Santa Cruz che si definisce "camba" e la popolazione del sud che si definisce "colla". Cominciarono gli episodi di violenza e di umiliazione. Si arriva persino a bruciare la bandiera dei movimenti indigeni. Il clima generale si avvicina sempre piu' a quello di una guerra civile.



6. Il referendum sul Presidente e sui Prefetti del 10 Agosto 2008

Il massiccio attacco mediatico dei primi mesi del 2008 sembrano mettere in crisi la politica e le scelte di Evo Morales e del suo governo. I Prefetti delle provincie (che in Italia corrisponderebbero ai presidenti di regione) vedono crescere la loro forza contro il presidente e convocano refendum locali per proclamare l'autonomia che ottengono grandi maggioranze. Il Presidente decide quindi, insieme al parlamento, di sottoporre il suo operato e anche quello dei 9 prefetti ad approvazione referendaria. Nel referendum del 10 agosto il Presidente ottenne un consenso superiore al 60% ma anche i prefetti vennero confermati. Evo Morales esce rafforzato dal referendum e con l'approvazione popolare necessaria per continuare la sua lotta e per dialogare con l'opposizione, che voleva destituirlo.



7. Lo zampino degli Stati Uniti

Il 13 ottobre 2006 Phillip Goldberg venne nominato nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia. Si comincio gia' da allora a parlare di "balcanizzazione" della Bolivia, poiche' Goldberg era stata la persona responsabile della divisione dei balcani. Dopo la vittoria di Morales alle elezioni presidenziali del 2005, gli USA mandarono Goldberg per riorganizzare i partiti tradizionali e le vecchie elite sconfitte, loro alleati tradizionali e contrastare le idee socialiste del MAS. Il piano degli USA era quello di favorire il separatismo e acquisire il controllo delle riserve di gas, di difendere il sistema economico neoliberale. Nei primi due anni l'ambasciatore si mosse in sordina. Nella crisi del 2008, l'ambasciatore si espose maggiormente, incontrandosi apertamente con i vari rappresentanti dell'opposizione, con giornali e TV, e viaggiando frequentemente negli USA. Il Presidente Morales riuscì a raccogliere le prove delle orchestrazioni dell'ambasciatore, tese a favorire l'aumento della tensione tra governo e opposizione e decise di espellerlo come persona non grata. Lo stesso fecero gli USA. Siamo nell'ottobre del 2008, nel momento massimo della tensione tra governo e opposizione, che rischiava di esplodere da un momento all'altro.



8. Il massacro

Il clima di tensione tra chi appoggiava il governo e chi chiedeva l'autonomia era forte. Chi si stava armando, pero', con il vecchio stile paramilitare, erano i gruppi autonomisti. Avvennero piccoli scontri, blocchi di strade per non lasciar passare persone del governo, si incendiarono sedi dei movimenti tra cui la sede del Coordinamente dei Popoli Etnici di Santa Cruz bruciando gli archivi con il registro delle terre e causando la perdita di prove importanti delle proprieta' indigene. Il fatto più grave avvenne I'11 settembre 2008, nella localita' di Porvenir, departimento del Pando al confine con il Brasile. Un gruppo di persone armate ed accecate dall'odio, sotto il comando del prefetto di Pando e con automezzi della stessa prefettura tesero un'imboscata ad un gruppo di contadini delle organizzazioni indigene che si stavano riunendo. 14 morti e 37 feriti. La notizia fece il giro del mondo. Il paese sembrava sull'orlo della guerra civile. Di fronte alla grave crisi, l'organizzazione dei paesi dell'America del Sud, UNASUR, si riunì urgentemente a Santiago del Chile e dette il suo appoggio ad Evo Morales e al processo di cambiamento democratico in corso in Bolivia. Nonostante alcune posizioni divergenti all'interno dell'UNASUR tutti concordarono nel sostenere il Presidente boliviano, e la voce di Lula fu particolarmente importante visto che il Brasile sostiene piu' del 25% del PIL boliviano importando gas e soya provenienti dalla provincia di Santa Cruz.



9. Gli attori secondari

La classe media e' sempre stata i tutti i paesi un attore importante nei processi storici di cambiamento. In Bolivia la classe media aveva sempre appoggiato le classi deboli e anche in questi anni aveva la nascosta speranza di guidare il processo di cambiamento. Quando le organizzazioni indigene e contadine assunsero la direzione del processo di cambiamento escluseo la classe media legata troppo ai partiti. Il risultato di questa scelta fu che le universita', il movimento studentesco e le associazioni dei commercianti, si schieraono in modo animato dalla parte degli autonomisti e dei potenti locali tanto da formare bande di paramilitari responsabili delle violenze. La classe media esclusa dal processo e senza voce e rappresentatività per poter difendere i propri interessi è diventata una forza di resistenza al cambiamento.

Alla stessa maniera, la Chiesa boliviana si e' schierata piu' o meno apertamente contro il governo. Questo anche perche' il Mas nasce lontano dalla Chiesa ed Evo Morales ha dichiarato che vuole uno stato laico con scuole aperte all'insegnamento della religione indigena, approvazione dell'aborto e di altre leggi contrarie alle idee della Chiesa Cattolica. La Chiesa non è riuscita a collocarsi in un'area di mediazione e alcuni vescosi sono entrati in aperto contrasto con il governo con accuse reciproche che continuano ancora oggi.

L'esercito infine, ha sempre dimostrato di appoggiare Evo Morales e la democrazia. Il Presidente, saggiamente, non ha mai usato l'esercito per dimostrare la sua forza. L'esercito non ha mai sparato sulla popolazione, nemmeno nei momenti critici.



10. La marcia e l'accordo per il referendum sulla Costituzione

La Carta Costituzionale approvata dalla Costituente aspettava gia' da alcuni mesi che il Congresso Nazionale convocasse il referendum per la sua approvazione. Dopo le violenze del settembre 2008, i MAS organizzarono una marcia. La marcia parti' il 13 ottobre da Caracollo e arrivo' il giorno 20, dopo aver percorso 200 km, a La Paz. Qui, il Presidente e i ministri si unirono ai movimenti, occupando la piazza per un giorno. Dopo l'attesa, la decisione sperata è stata presa e la data per il referendum venne fissata al 25 gennaio del 2009.

Morales ha detto: " In nome della unita' del Paese e del processo di cambiamento ho rinunciato alla rielezione (che l'opposizione temeva). Adesso posso morire in pace. Ci sono gia' nuovi leader che stanno crescendo. Prima governavano i dottori. Questo non succedera' piu'. E' un processo irreversibile. Il neoliberalismo non ritornera' mai piu'". E criticando l'opposizione dei Prefetti delle province, che non vogliono riconoscere l'accordo per il referendum, ha detto: "Nel rifiutare tutto quello che e' stato modificato capisco che loro sono i nemici dell'autonomia. Sono nemici della patria perche' rifiutano la nazionalizzazione delle risorse naturali e che i servizi di base siano pubblici. E' ora di identificare i nemici. Vogliono basi straniere in Bolivia. Adesso possiamo vedere chi vuole consegnare la patria agli stranieri".



In questi giorni di gennaio 2009, alcuni sondaggi dicono che la Costituzione riscuote il consenso della maggioranza della popolazione, ma ci sono forti resistenze a Santa Cruz. Domenica 25 gennaio sapremo se il processo di cambiamento avrà segnato un altro punto a suo favore.



Mauro Furlan









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Mauro Furlan
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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: lunedì 25 maggio 2009, 12:16 
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Carissimi amici vi invito all’annuale festa di Macondo, momento di incontro e di riflessione sempre provocante. Il tema di quest’anno è :
Quando ci sono nel mondo
troppe cose che non vorresti vedere,
è il momento di aprire gli occhi.

Ci saranno testimonianze di alcune persone provenienti da varie parti del mondo, tutte impegnate nella riflessione, nel dialogo tra culture e nella formazione umana e sociale.
Io non ci sarò, ma il mio cuore sarà li. A breve vi scriverò anche di me.
Un abbraccio, Mauro

Festa MACONDO 2009


SABATO 30+e domenica 31 mag g i o
Istituto Graziani, via Cereria 1, Bassano del Grappa (VI)
Quando ci sono nel mondo
troppe cose che non vorresti vedere,
è il momento di aprire gli occhi.

SABATO30MAGGIO
ore 18:00
Sperare è da eroi, ma non se ne può fare a meno.
rispondono
JOSE’ COMBLIN teologo della liberazione > Recife - Brasile
PIETRO BARCELLONA filosofo, scrittore > Catania
RAFFAELE LUISE giornalista Rai, vaticanista, scrittore > Roma
SARA ONGARO antropologa, giornalista > Modica
intervengono
NATALINO BALASSO attore > Bologna
MASSIMO CIRRI Rai 2, Cartepillar > Milano


DOMENICA31MAGGIO



ore 9:30 convegno
Quando ci sono nel mondo troppe cose
che non vorresti vedere, è il momento di aprire gli occhi.
Saluto di Giusepe Stoppiglia presidente di Macondo
intervengono
JOSE’ COMBLIN teologo della liberazione > Recife - Brasile
STEFANO BENNI scrittore > Roma
DEEMA FAYAD monaca > Dei Mar Musa, Nebek, Siria
ARNALDO DE VIDI poeta, missionario > Manaus - Brasile
BERNARD NJONGA presidente A.c.d.i.c. > Camerun
ERNESTINA LOPEZ BAC pastorale indigena > Guatemala
ROSSELLA MICCIO direzione generale Emergency > Milano
interventi straordinari
EDILBERTO SENA direttore Radio Amazzonia > Brasile
SANDRO FERRETTO educatore, missionario > Kenia
FILOMENO LOPES giornalista, musicista > Guinea Bissau

13:00 pranzo comunitario
15:30 celebrazione ecumenica animata dal coro NOTE IN BLU
17:30 spettacolo teatrale : Sul tetto dei nidi di rondine
compagnia teatrale CALALATELA regia di FRANCA PERINI

nel pomeriggio
animazione e giochi per bambini
mostre fotografiche
20:00 chiusura festa


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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: domenica 5 luglio 2009, 13:03 
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Cari amici è molto tempo che non scrivo. Tante cose sono cambiate nella mia vita. Mi faccio vivo per aggiornarvi su come stanno procedendo le attività del progetto Artedacor. Il testo è stato scritto da Thiago che è responsabile del progetto, io l’ho tradotto. Normalmente sono io che scrivo, ma questa volta ho voluto dare a lui la parola per raccontare quello che sta facendo, perchè è merito suo e di alcune persone che ci hanno aiutato se il progetto è un punto di riferimento per tutta la comunità della Mangueira. Thiago ha cominciato a insegnare musica a ragazzini “difficili” e poi ha scoperto che la musica era lo strumento per costruire una relazione educativa. Negli ultimi mesi sono successe due cose straordinarie. Vedendo la serietà e l’interesse autentico di Thiago per il bene dei ragazzi i genitori hanno cominciato ad avvicinarsi e collaborare. Inoltre vedendo che il progetto di Thiago, se pur piccolo funzionava e non era una facciata per altri interessi, vari adulti significativi della comunità non legati al narcotraffico si stanno unendo a lui e già hanno trovato un nome per il loro gruppo che è “Noi facciamo la differenza”
Il progetto Artedacor funziona, è cresciuto con due piccoli progetti di calcio e di ginnastica per anziani, noi abbiamo comprato solo gli strumenti. Abbiamo in cantiere altre piccole iniziative, ma ora lascio la parola a Thiago. Il suo testo è lungo, ma spero interessante.
Mauro




Progetto Artedacor
giugno 2009

Sono le 10.40 di un venerdì. Mentre scrivo queste righe sento una fitta sparatoria: molti poliziotti sono entrati nella mia comunitá, la favela della Mangueira -nella zona nord di Rio- e sparano. Quando accade, tutti abbiamo paura e ci buttiamo per terra perchè le pallottole possono entrare nelle case. La sparatoria cessa. Posso riprendere a scrivere e a concentrarmi.

Voglio raccontare un anno e quattro mesi del Progetto Artedacor. E’ parecchio che non ne do notizia. Molti mi chiedono come si sta sviluppando il progetto. Come posso raccontarvi ciò che è successo in tutto questo tempo? sorrisi, miglioramenti, successi ma anche lacrime e delusioni. Prima di incominciare, mi piacerebbe parlare un po’ di me e della mia esperienza nei due mondi in cui vivo. Due mondi, si perché, come dice una canzone della Mangueira scritta per il carnevale, ci sono due Rio de Janeiro una a nord e una a sud : <nella Rio “di lá” lusso e ricchezza, nella Rio “di qua” immondizie e povertà>. Due mondi molto differenti che vivono accostati, accavallati, compenetrati, ma con una divisione culturale profonda. Divisione che sento dentro di me, perché con il mio lavoro partecipo tutti i giorni di questi “due mondi” e non riesco a capire come ancora non sono diventato matto. Non é facile!

Alla mattina a volte mi capita di far colazione con una coppia di turisti nel bar piú caro della cittá mentre a casa mia non c´é nemmeno un pezzo di pane da mangiare. Mia madre, che vive alla Mangueira, mi dice sempre di stare attento quando con amici e persone europee vado nella zona sud della città, quella dove vivono le classi media e alta. Mia madre è convinta che tutti quelli che possiedono un po’ di denaro possono fare ciò che vogliono. Lei teme che se le persone benestanti che io frequento compiono qualcosa di illegale, sarò io ad andare in prigione mentre loro non ci andranno affatto perché i figli dei ricchi non vanno in galera. Ho conosciuto persone della zona sud che mai verranno nella zona nord di Rio perché convinte che chiunque vive in favela non ha voglia di far niente, che tutti i ragazzi e i giovani non hanno voglia di studiare e che diventeranno dei banditi.
Questi discorsi di pregiudizio reciproco li ho sentiti molte volte e purtroppo spesso sono sottolineati e rafforzati dai giornali, dalla televisione, che riportano solo notizie negative di persone di favela che rubano, che sono degli emarginati e compiono solo il male. Ma anche la favela, pur sembrando una realtà distante e a sé, non è rimasta fuori dal fenomeno della globalizzazione: qualsiasi prodotto commerciale vi è entrato accendendo il desiderio. La televisione mostra in modo chiaro cosa siano lusso e ricchezza e cosa siano immondizia e povertá. Desiderio e volontà di possedere scarpe e vestiti firmati invadono la testa di ragazzi e giovani che vivono in famiglie smembrate e i cui genitori non hanno mai posseduto nulla. Questi sono i ragazzi con cui lavoro nel progetto. Possono non andare a scuola, ma hanno il desiderio di un paio di scarpe alla moda tanto quanto i ragazzi della Rio medio-alta.

Quando ho cominciato il progetto Artedacor, insegnando musica, sapevo che avrei incontrato molti problemi di relazionamento coi ragazzi, soprattutto perché molti di loro vivono senza regole e non sanno cosa sia il rispetto. Pensate che uno di loro era minacciato di morte perchè aveva rubato in una casa della favela ed era stato scoperto. La legge è chiara per tutti: in favela non si ruba. I banditi che governano in modo assoluto la favela gli avevano detto che gli avrebbero tagliato le mani se lo avessero scoperto a rubare di nuovo.
Molte persone mi avevano avvertito che non sarei riuscito ad insegnare musica con la presenza di simili ragazzini problematici nel progetto, tutto il gruppo ne avrebbe sofferto e il progetto sarebbe fallito. Nemmeno i loro genitori credevano nella possibilità di recuperali. Ma Artedacor era stato pensato proprio per questi ragazzi e io non volevo perderli, avevo già parlato con loro ma non sapevo come muovermi, cosa fare. In un primo momento, quando ho visto che creavano scompiglio e confusione, me li sono tenuti vicini incaricandoli di aiutarmi nella distribuzione della colazione, poi man mano ho affidato loro altre responsabilità e ad oggi ancora partecipano al progetto. L’ intuizione è stata vincente anche perchè l’ho usata con altri responsabilizzando ognuno di loro nel progetto. Col passare del tempo, sono stati addirittura loro stessi a dirmi cosa avrebbero potuto fare. Organizzano la pulizia del capannone, distribuiscono la colazione, dividono i gruppetti di apprendimento, i più grandi insegnano ai più piccoli, ecc. Il processo di responsabilizzazione è arrivato al punto che i più grandi hanno il compito di iniziare le attività nell’orario stabilito anche se io non sono presente. In questo modo ho potuto osservarli e capire come aiutare i più grandi nella loro relazione con i più piccoli. Davvero interessante.
La visita di amici e persone straniere alle loro lezioni è sempre un ottimo incentivo per proseguire le prove e quando tornano a casa si vantano di aver suonato per un pubblico straniero.

Altra azione importante è stata quella di organizzare delle piccole esibizioni fuori dalla comunità. Per migliorare la presentazione del gruppo dovevamo avere un cantante, per questo abbiamo comprato una cassa musicale ed io mi sono cimentato nel ruolo di cantante.
Tutto questo ha portato ad avere maggiore visibilità dentro la comunità, creando curiosità e interesse verso quello che stavamo facendo. Alcune madri mi hanno chiesto di introdurre le loro figliolette nel gruppo, per ballare. L’idea mi è piaciuta e anche se non avevamo le risorse abbiamo deciso che partecipassero lo stesso alle prove.
In questo modo si è sviluppata la relazione con le famiglie che mi ha portato a conoscere la situazione personale di ciascun ragazzo. Dopo qualche mese alcuni genitori mi hanno espresso la loro preoccupazione per l’abbandono in cui vivevano i ragazzi alla sera (vi ricordo che il progetto funzionava il sabato e la domenica dalle 10 alle 12). Su questa segnalazione, alla sera ho cominciato a frequentare i vicoli della comunità e ho visto che a loro piace molto giocare a “la guerra di trafficanti”. Non sono scene dei film quelle che loro imitano nel gioco, ma storie di violenza e di morti ammazzati che spesso hanno visto con i loro occhi. Usano nomi di trafficanti famosi e un linguaggio che è tipico del bandito. Spesso -quando percepivano la mia presenza- nascondevano le armi di legno, si vergognavano o avevano paura che poi io li avrei allontanati dal progetto. Non era certo ciò che volevo ma d’altra parte non potevo fingere e far finta di nulla. Un ragazzino mi ha mostrato persino la pistola che lo zio gli aveva regalato. Ho capito che “i miei alunni” avevano bisogno di molto di più che una scuola di musica, quella non bastava ed io ero disposto ad accompagnarli e a dare il massimo di attenzione possibile. Ho cercato maggiore collaborazione dai genitori dicendo che avremmo potuto usare il progetto come strumento per motivare i ragazzi a frequentare la scuola e a comportarsi bene in casa.
Sapevo che il lavoro che stavo facendo era molto buono, ma non avevo tempo per organizzare, stendere delle relazioni, fare delle schede. Ero da solo, dovevo pensare alla mia famiglia , stavo cercando lavoro perchè i pochi soldi del progetto non mi erano sufficienti per vivere. Poi sono arrivate delle volontarie italiane: Eleonora, Paola e Monica e di un volontario tedesco, Michael. Loro mi hanno aiutato a fare quello che sempre desideravo. In un mese e mezzo siamo riusciti a fare la schedatura di tutti i ragazzi, visitare le loro famiglie e conoscere la reale situazione. Siamo riusciti ad ottenere documenti di identità per alcuni ragazzi e l’iscrizione alla scuola per quelli che non stavano studiando.
Abbiamo dato maggior attenzione ai più grandi, quelli che sono più a rischio di cadere nella rete del narcotraffico e abbiamo deciso di responsabilizzarli e incentivarli. Non sappiamo fino a quando riusciremo a tenerli con noi anche perchè le famiglie sono poverissime e fanno pressione sui figli affinché si adoperino per racimolare qualche soldo e, in queste condizioni indigenti, non importa sapere come e da dove arriva il denaro. Purtroppo la via più facile di guadagno sembra rimanere sempre: il narcotraffico. Molti di loro non hanno terminato la scuola dell’obbligo ed hanno difficoltà a leggere e a scrivere.
Abbiamo cercato di allargare la loro visione del mondo e il loro modo di comportarsi in pubblico. Per premiarli li abbiamo portati al McDonald che non conoscevano e i più grandi li abbiamo portati in pizzeria. Il contatto con le famiglie ha portato ad avere maggiori informazioni su tipi di scuole e corsi che si possono frequentare. Siamo riusciti ad iscrivere due ragazzini ad un corso di inglese. Due professori sono venuti a visitarci e si sono offerti per aiutarci, speriamo che arrivino altre persone a fare lo stesso.
Da tempo un professore di educazione fisica appena laureato e un giovane calciatore professionista si erano offerti di dare una mano. Finalmente nel mese di maggio abbiamo iniziato un progetto di calcio per 60 ragazzi. L’idea è di organizzare un campionato dentro la comunità, facendo partecipare tutte le zone della favela ( ricordo che nella Mangueira ci vivono circa cinquantamila personei). Abbiamo una professoressa di danza che si è resa disponibile per dare lezioni alle ragazzine che già stanno con noi. Siamo intenzionati a inserire lezioni di capoeira e di teatro e i maestri già ci sono. Queste persone sanno bene che non abbiamo soldi per poter dare loro un aiuto economico ma si sono rese disponibili a cominciare il progetto con i ragazzi. Io sono cauto perchè loro sono professionisti e anche se disponibili e motivati non mi possono assicurare la continuità della loro presenza in quanto io non posso garantire una remunerazione. Sò molto bene che è difficile lavorare con l’incertezza di uno stipendio, è la mia stessa situazione.
Per quanto mi riguarda la vita continuo come sempre, vivo nella casa della mamma, sopravvivo con il contributo del progetto e do qualche lezione di danza a volontari stranieri. Non posso lamentarmi, credo nel mio potenziale e nelle mie capacità. Vi devo raccontare però una cosa accaduta che mi ha fatto male. Alcuni amici mi avevano offerto la possibilità di andare negli Stati Uniti per tre mesi. Non stavo nella pelle dalla contentezza e ho fatto tutti i documenti necessari. Quando sono andato al consolato, non hanno neanche guardato i documenti, ma mi hanno chiesto dove vivo, se possiedo una casa o un appartamento, se possiedo una macchina, quanto prendo di salario....... Non avendo niente di tutto questo il mio visto è stato negato perchè hanno detto che non avevo nessun vincolo con il mio paese. Detto in altra maniera, vuol dire che sono povero e non ho nessun bene materiale in Brasile e quini posso essere un immigrante illegale. Ho superato il trauma dicendomi che Dio sa quello che fa.

Mentre termino di scrivere anche la guerra alla Mangueira è finita. Le notizie corrono veloci. La polizia ha sequestrato due tonnellate di mariujana e ha ammazzato un giovane di 20 anni che conoscevo. E’ difficile capire tutto questo.

Thiago


Per chi vuole appoggiare il progetto Artedacor può mandare il contributo alla Associazione Macondo con la causale <Artedacor >
Versamento sul conto di Associazione Macondo Onlus
Cc postale CCn. 67673061 ou bancario: IT 21 N 054 1860
2600 2357 0065 869 entrambi intestati ad Associazione Macondo onlus
Causale: Artedacor Brasile, Erogazione liberale

Per chi vuole scrivere a Thiago, la sua email : thiago0202sp@hotmail.com
Per parlare con Thiago su Skype: thiaguinho_da_mangueira






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MessaggioInviato: venerdì 16 ottobre 2009, 12:43 
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Carissimi
Domenica 11 ottobre abbiamo ricordato un anno di matrimonio.
Al pomeriggio ci siamo ritrovati in famiglia per condividere la gioia di una fraternitá sempre in costruzione, di legami che devono crescere, di impegno comune per un futuro con migliori condizioni di vita.
Un grande abbraccio a tutti.
Mauro, Milse, Rafael e Matteo

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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: lunedì 28 dicembre 2009, 13:04 
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DA MAIL DI MAURO FURLAN DEL 23/12


Carissimi
Natale é una data speciale
e per noi questo 2009 é molto speciale.
Ieri 22 dicembre é nato Matteo.
Pesa 2.980 ed é alto 50 cm.
La mamma sta bene e il fratello é super felice.
Auguro a tutti nel 2010 di continuare a costruire la fraternitá nel piccolo pianeta terra.
Mauro, Milse, Rafel e Matteo

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 Oggetto del messaggio: Re: Mauro Furlan
MessaggioInviato: mercoledì 5 maggio 2010, 7:12 
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Carissimi amici

pur dal lontano Brasile sento il cuore che batte assieme a Macondo.

Per questo, vi invito alla festa di Macondo il 29 e 30 maggio.

Tema: I piedi che fanno camminare la storia.

Qui in Brasile é autunno, ma nel cuore é sempre primavera.

Mauro




Problemi a leggere questa mail? Leggila sul sito.



4 maggio 2010

maggio 4, 2010



Per chi viene da fuori Bassano del Grappa e ha necessità di fermarsi a dormire in occasione della Festa nazionale, segnaliamo la possibilità di prenotare presso:

▪ Ostello Cremona (Bassano del Gr.) – tel. 0424 219137 (prenotaz. da lunedì a venerdì 8.30-12.30, 16-19)

▪ Ostello Scalabrini (Bassano del Grappa) – tel. 0424 506792 (oppure Matteo Corradin 339 2598697)

▪ Hotel Brennero (Bassano del Grappa) – tel. 0424 228538

▪ Hotel Miramonti (Pove del Grappa) – tel. 0424 550186




Gestisci le tue sottoscrizioni Associazione Macondo
Via Romanelle, 123
36020 Pove del Grappa VI

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